BUONA ASCENSIONE!

BUONA ASCENSIONE!
Esiste una forza invisibile, opposta alla gravità fisica, che da sempre abita il cuore dell’essere umano: il desiderio intrinseco di elevarsi. Celebrare l’Ascensione significa riconoscere che il viaggio della nostra esistenza non si esaurisce nel cammino orizzontale dei giorni, ma tende verso l’alto, verso una dimensione di pienezza, verità e luce.
«Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.»
(Efesini 4:10)
Nella tradizione cristiana, l’Ascensione celebra il compimento del mistero pasquale: il Cristo risorto eleva l’umanità stessa nel cuore del divino. Non si tratta di un abbandono del mondo, ma della rivelazione che la materia e lo spirito, il cielo e la terra, il visibile e l’invisibile, sono chiamati a ritrovare unità e trasfigurazione nella Luce.
Allo stesso tempo, questo mistero continua a parlare anche a chi percorre sentieri spirituali o interiori differenti. In chiave simbolica e contemplativa, l’Ascensione richiama il progressivo distacco da tutto ciò che imprigiona la coscienza nella paura, nella frammentazione e nell’attaccamento esclusivo al piano materiale. Attraverso il silenzio, la preghiera, la contemplazione, i sogni e le esperienze profonde dell’anima, l’essere umano può intuire una realtà più vasta, espressa da differenti tradizioni con linguaggi diversi.
La bellezza dell’Ascensione risiede anche nella sua dimensione collettiva: ogni autentico movimento verso il bene, la verità, la compassione e l’amore contribuisce a elevare non solo noi stessi, ma anche le relazioni, le ferite, la memoria e il mondo che condividiamo.
Che lo si viva come mistero di fede, simbolo di trasformazione interiore o richiamo alla vocazione spirituale dell’essere umano, l’Ascensione continua a ricordare che la nostra destinazione ultima non è la separazione, ma la comunione; non la chiusura, ma l’infinito.
Buona Ascensione a ogni anima in cammino.
Domenica, 17 maggio 2026, Ascensione del Signore
Immagine: Salvador Dalì, “Ascensione”, 1958
Immagine non appartenente all’iconografia tradizionale dell’Ascensione, ma particolarmente suggestiva nel richiamare il passo della Lettera agli Efesini proclamato oggi nella liturgia:
“Egli ha posto tutto sotto i suoi piedi e lo ha costituito sopra tutte le cose a capo della Chiesa” (Ef 1,22).
Nella rilettura simbolica di Salvador Dalí, proprio i piedi del Cristo asceso diventano il segno visibile della sua signoria cosmica e della vittoria del Risorto.

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