Chiusura mentale

La massima chiusura mentale è data da coloro che, avendo una certa esperienza positiva e negativa della vita, sono convinti che la loro esperienza si applichi a tutta l’umanità.

Per esempio, a qualcuno fa male o non piace un certo cibo, per cui quel cibo diventa negativo e dannoso per tutti. Essi non dicono: “a me quel cibo fa male” o “per me non è buono”, dicono “quel cibo fa male” o “non è buono”. Similmente essi non dicono “quel comportamento, quella persona, quel libro, ecc. per me non è buono”, dicono invece “quel comportamento, quella persona, quel libro, ecc. non è buono”.

La chiusura mentale impedisce di rendersi conto che la propria esperienza è solo una tra le tante esperienze e che gli altri hanno esperienze diverse, per cui qualcosa che per me è bello può essere brutto per altri, e vice versa.

Ma una mente che è chiusa almeno è sempre una mente, quindi meglio che niente.

Assai più tragica è la situazione di quelli che credono a coloro che sono convinti che la loro esperienza si applichi a tutta l’umanità. Apprezzano o detestano qualcuno o qualcosa perché altri hanno deciso che si tratta di apprezzare o detestare qualcuno o qualcosa. In questo caso la mente non è chiusa, e nemmeno aperta. La mente proprio non c’è più.

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