Crisi esistenziali

Nella sintomatologia generale del recupero della nostra identità multidimensionale e della manifestazione dei nostri veri potenziali la fase più decisiva è caratterizzata da uno stato di confusione, frustrazione e impotenza generale. Questo è paradossalmente il segno indicatore principale della vitalità dei nostri potenziali inespressi e dell’opportunità di metterli concretamente alla luce. Così come le doglie del parto svolgono una funzione propizia nel processo di nascita, le crisi esistenziali favoriscono la contrazione dell’anima e il travaglio che conduce all’emergenza della nostra vera natura.

Le crisi esistenziali che preannunciano l’inizio del travaglio hanno una particolare ciclicità e si alternano a intervalli regolari, all’inizio a ogni ciclo lunare e in seguito con cadenze ancor più ravvicinate, fino ad aver luogo quotidianamente. Queste crisi sono qui lo stadio iniziale di un processo di trasformazione e guarigione, inteso a integrare potenziali positivi e luminosi rimossi dalla coscienza della persona.

Il primo stadio nel processo di nascita e manifestazione della nostra natura multidimensionale può essere piuttosto cruento, e comportare malesseri, crisi e fenomeni spiacevoli, considerati spesso sintomi di gravi problemi o malattie. A livello sciamanico esistono due approcci per trattare queste crisi, li possiamo definire come “esorcismo” e “adorcismo”.

L’esorcismo identifica pratiche e riti impiegati per estirpare entità demoniache o malefiche da persone o luoghi. Sebbene pochi sono a conoscenza dell’effettiva natura di queste pratiche, l’uso del termine è assai diffuso in ogni cultura e in particolare in quella occidentale, dove ha assunto grande popolarità nell’industria cinematografica a partire dagli anni 70.

Adorcismo, al contrario, è un termine noto in genere solo a pochi sociologi o studiosi delle religioni, e implica un processo completamente opposto, con pratiche e riti considerati efficaci per favorire l’ingresso e l’integrazione di entità ritenute benefiche. A questo riguardo, occorre notare che secondo una prospettiva propriamente adorcistica, e olistica, non esiste una divisione effettiva tra entità benefiche e malefiche.

La distinzione tra bene e male dipende dal sistema di credenza in questione. Le tradizioni che impiegano l’esorcismo si fondano su una visione del mondo dualistica, fondata sulla netta divisione tra bene e male, laddove quelle che fanno uso dell’adorcismo hanno una visione olistica, non-dualistica, in cui ogni aspetto dell’esistenza svolge una sua precisa e utile funzione come parte del tutto.

Nell’adorcismo il rapporto con l’entità può inizialmente manifestarsi con espressioni assai negative e oscure, le stesse oggetto delle pratiche esorcistiche. Tuttavia, questa negatività nella maggior parte dei casi è intesa come lo stadio iniziale di un processo di trasformazione e guarigione, inteso a integrare potenziali positivi e luminosi rimossi dalla coscienza di individui o luoghi.

Il termine “adorcismo” fu coniato dal sociologo Luc de Heusch per indicare pratiche finalizzate a placare o installare armonicamente entità presso luoghi e individui, con finalità positive. L’adorcismo implica instaurare un atteggiamento di apertura verso quanto è percepito come disturbo, malattia, negatività, al fine di conoscerne la sua effettiva natura e motivazione. Secondo questa prospettiva ogni processo di crescita, trasformazione e ampliamento della coscienza richiede uno stadio di catarsi, in cui una parte muore o si degrada, favorendo la nascita e lo sviluppo di una parte nuova.

Nello sciamanesimo, l’adorcismo è la pratica per eccellenza impiegata dallo sciamano al fine di acquisire alleati e entità di potere. Il primo stadio di questo processo è generalmente piuttosto cruento, e comporta malesseri, crisi e fenomeni in apparenza molto simili ai casi di possessione sui cui operano gli esorcisti. Tuttavia, l’adorcista, al contrario dell’esorcista che li considera malefici e si adopera quindi per estirparne le cause, incoraggia il processo, seguendo l’individuo coinvolto nei diversi stadi fino alla totale integrazione, armonizzazione ed espressione positiva dell’entità in questione.

Si tratta di un processo molto simile alla gravidanza e al parto, che può essere pure piuttosto doloroso e catartico. In effetti, una madre che urla durante un parto, per chi non è consapevole di cosa sta accadendo, potrebbe apparire come un’indemoniata. Nessuno si sognerebbe tuttavia di considerare il feto come un demonio. La nascita del bambino è in genere favorita, o in caso contrario abortita, ma in questo caso senza implicare che il feto sia negativo.

Quando ci rapportiamo con le realtà non ordinarie e invisibili entriamo in spazi assai controversi della nostra consapevolezza, su cui è molto difficile prendere posizioni a causa dell’ignoranza in materia e soprattutto dei copiosi pregiudizi esistenti.

Potremmo definire l’esorcismo come una pratica di aborto di una forza che potrebbe potenzialmente nascere e integrarsi nella nostra consapevolezza e identità multidimensionale, laddove l’adorcismo rappresenta la gestazione e la nascita. Talvolta, quando la persona in questione, non è in grado di gestire per vari motivi l’impatto di un’entità, l’esorcismo (aborto) può essere necessario, ma da una prospettiva adorcistica ciò non implica che l’entità sia malefica.

Il paradosso è che le pratiche esorcistiche e adorcistiche non sono molto diverse tra loro, quella che cambia è solo l’intenzione. Ne consegue che se lo sciamano opera in una società dualistica, può fare passare una pratica adorcistica come esorcistica. Molte pratiche adorcistiche, come per esempio quelle del tarantismo e dei Gnawa marocchini, sono riuscite a sopravvivere in culture ortodosse grazie a questa capacità di occultamento. Nell’astrosciamanesimo le pratiche adorcistiche sono integrate in armonia con la coscienza contemporanea e gli aspetti sia ordinari sia multidimensionali della persona in questione. Queste pratiche si sviluppano idealmente nelle consultazione, nei seminari e nel lavoro individuale del ricercatore.

 

© Franco Santoro

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