Dislocamento multidimensionale

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Una tra le dinamiche più spietate di perdita dell’anima è il dislocamento multidimensionale. Si tratta di una situazione che provoca effetti talvolta fatali nella vita umana.

Il contesto tipico di questa dinamica consiste nell’avere l’esperienza incisiva simultanea di due realtà parallele, antagoniste e inconsce, che si riflettono nel rapporto con una o più persone presenti nella realtà consensuale. La nostra esistenza terrena, sia esteriore sia interiore, diventa così il campo di battaglia in cui si scatenano conflitti tra dimensioni o entità invisibili.

I sintomi del dislocamento sono dati in genere dal rapporto con una o più persone in cui seguitiamo ad alternare emozioni ed esperienze estreme. In base alle dinamiche di forza tra le dimensioni interessate a volte ne prevale provvisoriamente una, in altri casi un’altra. Tuttavia, si tratta di un conflitto paralizzante e irrisolvibile. Anche se dopo ogni battaglia può seguire un breve periodo di pace, la guerra continua.

Il sintomo più spietato del dislocamento accade quando da un lato percepiamo visibilmente di aver subito un grave torto da parte di una persona o situazione, mentre dall’altro sentiamo di essere noi responsabili di questo torto. Nel dislocamento proviamo una dicotomia estrema di emozioni, pensieri e sensazioni. Per esempio, facciamo il possibile per continuare una relazione difficile perché intimamente percepiamo che si tratta di un rapporto di grande valore, ma la persona in questione ci tratta assai male o ci lascia. Tuttavia, sebbene questo scenario risulti assai evidente, per l’altra persona e anche per noi, a un certo punto, sentiamo o ci viene fatto credere che è accaduto esattamente l’opposto. Così seguitiamo ad alternare idee ed emozioni estreme, proviamo forte odio e amore, la chiara sensazione di porre fine per sempre a una relazione e quella di dover continuare, passaggi costanti dall’alto al basso e viceversa, senza via d’uscita.

A nulla valgono le spiegazioni razionali e psicologiche, le eventuali terapie o strategie che impieghiamo per svincolarci dal dolore di questa situazione, essa continua a manifestarsi nella stessa maniera o in modi distinti nella nostra vita.

Da una prospettiva sciamanica continueremo a essere le vittime o i carnefici di ciò che accade sul piano ordinario, finché non scopriremo le dinamiche multidimensionali della situazione in cui ci troviamo. Il problema è che in una realtà consensuale fondata sulla separazione e la negazione di altre dimensioni, la possibilità di una soluzione è piuttosto improbabile. L’opzione consiste nello scegliere con un estremo atto di volontà di rifiutarci di mettere in scena questi conflitti nella nostra vita ordinaria, di astenerci dalle interazioni con gli altri fondate sul dislocamento. Ciò implica sfidare le realtà invisibili a venire allo scoperto, ricercando a tutti i costi la loro matrice, entrando in un paradigma in cui i rapporti con gli esseri umani cessano di avere il monopolio assoluto e sono vissuti secondo una percezione assai più ampia.

Si tratta di smettere di promuovere conflitti con altri esseri umani, per andare alla ricerca delle effettive forze che sono in conflitto. L’uomo da sempre ricerca la pace e da sempre seguita a essere in conflitto. Se la nostra realtà è stata creata per mettere in scena conflitti esistenti a un livello invisibile, il conflitto cesserà paradossalmente solo se ci sarà un ammutinamento della razza umana, se ci rifiuteremo di continuare la nostra specie, finché non avremo ottenuto chiare spiegazioni sul motivo e senso della nostra esistenza.

Ovviamente quanto sopra è solo un’ipotesi strategica e provocatoria, un tentativo di spiegare a parole l’inspiegabile. È anche un invito, una sfida ad aprirci a un’esperienza diretta. Se ti senti pronto o se proprio non hai più alternative, ti invito ad andare dentro, a invertire la rotta del dislocamento e a ricercare l’alleanza con altre anime che hanno scelto di fare lo stesso.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 76-78.

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