I due Giovanni: solstizi dell’anima

La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.” (Gv 1,5)

Il Vangelo di Giovanni comincia così, con una frase che pare scritta per chiunque stia attraversato un periodo buio, non solo per i credenti. La luce, per essere vista davvero, ha bisogno del suo opposto. Il buio non è un incidente, ma un contrasto rivelatore. È così che sembra funzionare questo mondo, dove giorno e notte, vita e morte, bene e male si alternano sin dall’inizio dei tempi.

Il 27 dicembre, festa di San Giovanni Evangelista, cade quando le notti sono più lunghe, anche se, in verità, assai impercettibilmente, iniziano a diminuire. È una specie di “San Giovanni Battista al contrario”: non la notte estiva del Battista, colma di fuochi e gente che festeggia, ma quella invernale, silenziosa, dove la luce è debole, ma tenace.

La tradizione cristiana lega San Giovanni Evangelista all’aquila, l’animale che vola più in alto e guarda il sole senza distogliere lo sguardo. In effetti, le parole delle opere giovannee puntano incessantemente verso l’alto e il mistero che ne deriva.

Hadewijch, una mistica fiamminga medievale scrive:

“L’aquila fissa il sole senza arretrare punto, come l’anima interiore guarda Dio senza distogliere mai lo sguardo da lui. […] Quando l’aquilotto non può fissare il sole, viene gettato fuori dal nido. Così farà l’anima sapiente […] poiché all’anima – al pari dell’aquila – non si addice il riposo, bensì il volo incessante verso l’altezza sublime.”

Giovanni è il discepolo che posa il capo sul petto di Cristo, l’amico intimo, che ascolta il battito del Verbo. È anche l’autore dell’Apocalisse, che non è un libro di catastrofi ma di rivelazioni: una finestra aperta sull’eternità.

Se l’Evangelista rappresenta il mistero interiore, Giovanni Battista è l’uomo della soglia. Sta fuori, nel deserto, e prepara. La sua festa cade il 24 giugno, vicino al solstizio d’estate, quando il sole, raggiunto l’apice, comincia a diminuire. È il santo che dice:

“Egli deve crescere; io invece diminuire.” (Gv 3,30)

Il Battista è l’ultimo dei profeti dell’Antica Alleanza, che predica, battezza e indica. È il custode della Legge, della memoria, dei riti, di quanto è visibile e concreto. Ma non come punto d’arrivo, bensì come trampolino.

“Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me […] vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.” (Mt 3,11-12)

Il Battista porta fino alla soglia, ma non oltre. Il suo compito è aprire la strada, non percorrerla fino in fondo.

Il mistero interiore è la Nuova Alleanza, quella dell’Amore e del Perdono. È la vita nello Spirito, la comunione diretta con Dio. È ciò che Giovanni Evangelista contempla e racconta. Non è più preparazione, ma inizio della pienezza.

Entrare in questo mistero non è semplice. Richiede imparare a nutrirsi spiritualmente alla fonte stessa di Dio. E questo, a volte, significa attraversare momenti di solitudine, incomprensione, persino di opposizione. Le stesse realtà che prima ci sostenevano (famiglia, comunità, tradizioni, gruppi e guide spirituali) possono diventare piuttosto strette.

Questo non è rifiuto di tradizioni o strutture religiose. È il loro compimento. La Chiesa stessa insegna che ogni credente è chiamato a una relazione personale con Dio, che non elimina i mediatori ma li trasfigura.

I due San Giovanni sono come due poli stagionali. Giovanni Battista è solstizio estivo, luce che comincia a diminuire, tempo della maturità, preparazione, e indicazione: “Ecco l’Agnello di Dio”. Giovanni Evangelista è solstizio invernale, luce che ricomincia a crescere, tempo di rivelazione, contemplazione, pienezza.

La Chiesa ha sovrapposto queste feste ai cicli solari, cristianizzando antichi riti legati al sole. Il Battista è il sole che declina, mentre l’Evangelista è il sole che rinasce. In questo, la simbologia cristiana dialoga con quella pagana, come nel caso di Giano bifronte, che guarda al passato e al futuro.

Per il teologo Hans Urs von Balthasar, i due Giovanni, oltre a essere  figure storiche, sono due archetipi base del cristianesimo. Il Battista è il Precursore: colui che indica Cristo, che prepara la via. L’Evangelista è il Discepolo amato: colui che dimora nell’amore di Cristo e ne contempla il mistero. La Comunità di San Giovanni, fondata da Balthasar con Adrienne von Speyr, si ispira a entrambi, favorendo testimonianza e contemplazione, missione e intimità: ritmi fondamentali della vita spirituale.

Celebrando San Giovanni Evangelista nel cuore dell’inverno, la Chiesa ricorda che la luce cresce proprio quando sembra più fragile. La fede cristiana non elimina il buio, ma lo attraversa. Non teme la notte, perché sa che la luce è più antica delle tenebre.

L’Evangelista, l’Aquila, invita a fissare il sole divino senza distogliere lo sguardo. Il Battista, il Precursore, insegna a diminuire l’attaccamento al nostro io separato perché Cristo cresca.

Tra i due, si apre tutto il cammino spirituale, che include preparazione e compimento, legge e amore, soglia e pienezza, annuncio e contemplazione.

E così, ancora una volta, “la luce splende nelle tenebre”. E le tenebre non l’hanno vinta.

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