La funzione del perdono

(per l’articolo precedente clicca qui)
La risposta al circolo vizioso innescato dall’ego è il perdono. A questo termine è data una definizione diversa da quella cui siamo convenzionalmente abituati. Qui perdonare non significa sentirsi superiori e tollerare chi ci fa del male. Questo è ancora un trucco dell’ego, il cui risultato è sempre quello di farci sentire separati e diversi l’uno dall’altro. Perdonare vuol dire correggere l’idea stessa che sia stato l’altro a farci del male. È un perdono per ciò che l’altro non ha mai fatto, non per quello che ha fatto. Con il perdono, gli stessi strumenti usati dall’ego per intrappolarci nel mondo della separazione e della colpa, sono impiegati per liberarci. Attraverso la proiezione all’esterno su persone o situazioni, abbiamo la possibilità di vedere la colpa che è stata repressa in noi. È un’opportunità per osservare la colpa all’esterno, e poi renderci conto che essa è dentro di noi e che non esiste separazione tra interno ed esterno. In quest’ottica, le situazioni più difficili e dolorose della vita, si trasformano in occasioni decisive che ci consentono di vedere ciò che altrimenti non riusciremmo a vedere.

Il processo del perdono si articola in tre stadi. Il primo stadio consiste nel richiamare la proiezione dall’esterno per riportarla all’interno. Si tratta di usare il processo inverso dell’ego e di riconoscere che il problema non è all’esterno, ma è dentro. Il motivo per cui sono infelice è una mia responsabilità. Continuando a credere che le responsabilità sono al di fuori di me, proseguirò a impiegare le mie energie da altre parti alla ricerca di soluzioni impossibili. Il gioco dell’ego consiste proprio nel confonderci con una miriade di problemi apparenti al fine di impedirci di affrontare l’unico problema reale: quello della separazione. In questo modo, l’ego, superando un problema fittizio dopo l’altro, si rinforza sempre di più, mentre la nostra vera essenza viene meno.

Nel secondo stadio, accettiamo la nostra responsabilità e riportiamo la colpa nella nostra mente. Riconosciamo che essa è dentro di noi, la osserviamo, e ci rendiamo conto di avere fatto un errore di scelta. La colpa si rivela il risultato di una decisione presa nel passato: quella di considerarci figli dell’ego invece che figli di Dio, di credere nella paura invece che nell’amore. Una decisione che riguarda il passato, e che, nel presente, possiamo scegliere di cambiare. La consapevolezza del nostro potere di scelta è uno dei punti più importanti. La nostra stessa mente ha creato il mondo che percepiamo come reale, e solo essa può scegliere di cambiarlo.

Abbiamo fatto di tutto per costruire un mondo infernale sulla Terra, in cui l’estasi e la gioia sono miraggi o eventi passeggeri. Nonostante ciò continuiamo a insistere a rimanere attaccati a questo mondo e a fingere di sapere in che cosa consiste la realtà. Quando siamo disposti a perdonare, a lasciare andare il passato, la paura, le nostre idee distorte sulla vita, e a rinunciare al desiderio di separazione, ecco che il sistema dell’ego comincia a cedere. A questo punto s’inserisce il terzo stadio del perdono, di cui non siamo più responsabili. Non spetta a noi toglierci la colpa. Siamo intrappolati da ciò che noi stessi abbiamo creato e ci occorre un aiuto esterno. Ma ora non siamo più preda dei falsi soccorsi dell’ego. Abbiamo scelto di ricercare subito un aiuto reale, invece di accettare soluzioni effimere o di aspettare di raggiungere una perfezione che non arriverà mai. In questo modo dimostriamo di essere pronti a ricevere l’aiuto di cui prima avevamo paura: quello di Dio.

Egli risponde con la rimozione della colpa e il rilascio dei suoi effetti. Il vecchio sogno finalmente si dissolve per rivelare l’amore, la pace e la beatitudine che sempre erano state presenti. Questo è ciò che Un corso in miracoli intende per miracolo. Non significa moltiplicare i pesci o camminare sull’acqua, ma mutare in modo radicale la nostra percezione del mondo. “Quindi, non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (UCIM, Testo, p.445).

Quest’operazione rappresenta un processo profondo di trasformazione, che comporta la rivelazione di tutto ciò che hai deciso di sottrarre all’attenzione della tua coscienza. Piuttosto che ignorare i rancori e le sensazioni nascoste più disperate, provando a eliminarle focalizzandoti solo sul positivo o impiegando la volontà per affossarle nell’inconscio, qui impari ad aprirti alla loro reale natura. Allora inizi a sentirle e accettarle per quello che sono, invece di confinarti in un’illusione convenzionale di benessere, lasciandoti ingannare dalla luce artificiale o interpretando il ruolo di vittima. L’astrosciamanesimo implica assumere responsabilità per la tua presenza sul piano materiale, riconoscendo quel che esiste sul pianeta e smontando pazientemente la separazione. Il vero perdono e rilascio ha luogo quando hai pienamente visto e compreso ciò che lasci andare. Coloro che accettano onestamente di esplorare le loro ombre, ritirando le loro proiezioni dagli altri e integrandole nell’interezza cui appartengono, offrono un servizio di gran valore a questo pianeta.

© Franco Santoro, estratti da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Potrebbe interessarti anche: