L’amputazione del vuoto

voidLa nostra miseria, ogni forma di dolore che proviamo, è dovuta all’amputazione del vuoto dalla nostra esperienza sensoriale e dalla nostra coscienza in genere.

Se ti guardi attorno puoi notare che la quantità di vuoto è indicibilmente più grande di tutto il pieno che vedi, eppure siamo in uno stato di trance così pesante e radicale da farci perdere di vista la sostanza organica del vuoto, da renderlo invisibile, così che ci concentriamo solo su aggregazioni allucinatorie di frammenti organici. Queste aggregazioni, inesistenti sul piano della realtà, sono i nostri corpi e forme fisiche, così come li percepiamo. Esistono solo nella nostra realtà separata, perché sono ciò che consente a una realtà separata di essere tale.

Ogni aspetto della vita umana è teso alla creazione, manutenzione e distruzione di tali forme. L’allucinazione che determina questa condizione comprende ogni aspetto della nostra esistenza, incluso quelli spirituali, tanto che proprio non è possibile uscirne a meno che non mettiamo in discussione tutto quello che abbiamo considerato reale e anche giusto fino ad ora. Questa è un’operazione decisamente rischiosa, da considerare con cautela, procedendo per gradi, accettando di dimorare in entrambe le realtà…

È patetico, ma sopratutto doloroso, notare come molti percorsi spirituali, pure alternativi e pseudosciamanici, si ostinino a promuovere una percezione della realtà basata sull’allucinazione del corpo fisico e la negazione del vuoto. Talvolta tuttavia ciò è fatto con un fine strategico, inteso a creare un ponte tra l’allucinazione umana è le realtà che la sottendono.

Il vuoto è il più grande tabù, perché nel vuoto esiste la prova che la nostra realtà fisica è un’allucinazione, che ogni aspetto della nostra vita, anche e soprattutto quelli più elevati, si fonda sulla negazione di chi veramente siamo e sulla promozione di questa negazione.

Il vuoto, ciò che non vediamo, anche in termini strettamente scientifici rappresenta la pressoché totalità di ciò che esiste. Noi vediamo e percepiamo ai massimi livelli di separazione possibili, la realtà umana è il più alto livello di separazione concepibile nella sfera della coscienza universale.

Non percepiamo i collegamenti tra le aggregazioni allucinatorie che chiamiamo corpi fisici, esistenti nel vuoto, che appunto non vediamo perché la loro consapevolezza minerebbe l’intero paradigma della nostra vita. Ma questo è nulla a confronto con il modo separante in cui usiamo i corpi fisici stessi. Non possiamo collegarci con il vuoto perché non lo vediamo, ma nemmeno con altri esseri fisici poiché le convenzioni sociali che regolano la vita umana impediscono tali connessioni salvo alcune eccezioni. Per avere esperienza di un barlume di unione all’interno di una percezione amputata possiamo riferirci solo a pochi esseri con cui contrattualmente questo è accettabile. Possiamo essere toccati solo da una minoranza di persone, e a volte da nessuno, e inoltre la possibilità di questo contatto può esaurirsi improvvisamente, per cui insieme al suo esercizio, quando è permesso, coesiste la paura per la sua fine. Questa condizione determina un dolore, conscio o inconscio, immane. Tutto quanto ricerchiamo e il più delle volte non riusciamo a ottenere nel pieno è presente nel vuoto.

Nonostante la maggioranza degli esseri umani non sia in grado di vedere la forma che sottende questo vuoto, per cui nella chiave di lettura della nostra percezione esso non esiste, ogni essere umano ne può avere una vivida esperienza se solo minimamente si apre a esso.

In verità tutte le nostre esperienze sensoriali e in particolare quelle più intense sono derivate dal vuoto e non da ciò che concepiamo come forme piene. Due persone che si toccano proiettano le sensazioni multidimensionali che derivano dalla loro interazione sui loro corpi fisici, si illudono che sia l’altra persona a generare l’esperienza, laddove essa è solo un contenitore per questa esperienza. Può sembrare indubbiamente poco romantico, ma qualsiasi altro contenitore, o corpo fisico, potrebbe andare bene per creare l’esperienza di cui abbiamo veramente bisogno nel rapporto con gli altri. Ma poiché siamo in uno stato di alta menomazione nella nostra consapevolezza multidimensionale dobbiamo ricorrere solo a poche persone. Ci fissiamo sul contenitore perché vediamo solo quello.

Gli stati di trance ci permettono di percepire parzialmente e provvisoriamente il contenuto, il vuoto. Il loro scopo è farci uscire dallo stato avanzato e cronico di trance in cui viviamo. Non servono assolutamente a nulla se dopo averli vissuti li interpretiamo in base alla nostra percezione separata. Gli stati di trance sono utili quando accettiamo di entrare in essi per scelta, quando la nostra intenzione è espandere la consapevolezza, quando ci permettono di uscire dallo stato di trance forzato, invasivo, che caratterizza la vita ordinaria e separata.

Quanto ho scritto serve solo a provocare e scuotere la coscienza, e a invitarvi a un’esperienza diretta, anche a sfidarvi a questo riguardo. La sostanza di quanto sopra , ciò che conta, la tratto solo nei seminari, sessioni o incontri in cui chi partecipa ha già fatto una scelta responsabile, seppur provvisoria, che è quella di uscire dal paradigma organico della separazione.

Non sono interessato a dibattiti e forum, sentire punti di vista contrari, perché questa non è una discussione filosofica e pure perché io sono il primo ad avere punti di vista contrari a quelli che esprimo, ma se volete avere un’esperienza diretta sono a disposizione, bacio le mani, Franco

(7.8.11)

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