Lodi e insulti


Può risultare gradevole se qualcuno ci dice che siamo belli, intelligenti, buoni, gentili, abili o altre lodi similari, laddove può risultare sgradevole se qualcuno ci dice che siamo brutti, ignoranti, cattivi, maleducati, incapaci o altri difetti similari.
Il punto è che una lode può essere tanto sgradevole quanto un insulto.
Se qualcuno ci dice che siamo belli, intelligenti, buoni, ecc. da un lato ci sentiamo bene per la lode ricevuta, ma dall’altro ci sentiamo male perché qualcuno si è attribuito il potere e diritto di definire chi siamo.
Ne deriva che se qualcun altro, o magari la stessa persona di prima, ci dice poi che siamo brutti, ignoranti, cattivi, ecc. ci sentiremo molto male, sia perché non siamo stati lodati sia perché qualcuno si è attribuito il potere e diritto di definire chi siamo.
Quando qualcuno ci definisce, sia nel bene sia nel male, impone il suo giudizio, facendoci diventare quel che ha deciso lui. A quel punto dipendiamo dal suo giudizio, che può tra l’altro cambiare da un momento all’altro, senza che noi capiamo i fatti concreti da cui quel giudizio deriva. Siamo definiti e basta, e totalmente impotenti rispetto a quella definizione. E questa è una massima forma di abuso, anche quando la definizione è positiva.
L’osservazione di quel che gli altri fanno e la constatazione degli effetti che ha sull’osservatore, si trasforma subito in un’interpretazione, diagnosi, giudizio riguardo la natura degli altri. Quindi seguitiamo a definire e a essere definiti, senza capire su che cosa si basa la definizione. Ciò crea uno stato di tensione continua.
Quando qualcuno invece ci dice in modo specifico che cosa ha apprezzato, gradito, amato riguardo una nostra azione, senza definire chi siamo, bensì partendo dalla sua esperienza personale, allora ciò può essere davvero utile.
In questo modo sappiamo che cosa è stato apprezzato e, se lo facciamo volentieri, possiamo quindi farlo di nuovo.
Lo stesso vale per quando qualcuno ci dice in modo specifico che cosa non ha apprezzato, gradito, amato riguardo una nostra azione, senza definire chi siamo, bensì partendo da quel che ha provato lui stesso. In questo modo sappiamo che cosa non è stato apprezzato e, se lo facciamo volentieri, possiamo correggerci.

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