Plutone

Il simbolo grafico di Plutone esiste in due varianti principali. La prima ritrae il cerchio sollevato sul semicerchio posto sopra alla croce. Qui l’anima (semicerchio) genera lo spirito (cerchio) dalla materia (croce). La terza, e più usata, è costituita dalla lettera P e L che, oltre a Plutone, suggerisce le iniziali di Percival Lowell. Questi, insieme a Tombaugh, contribuì alla scoperta del pianeta nel 1930. Plutone possiede un’orbita molto anomala che fa variare la sua distanza dal Sole da 4500 a 7500 milioni di Km. Il suo periodo di rivoluzione è di 248 anni ed è il più lontano tra i pianeti conosciuti. Il pianeta è un po’ più piccolo della Luna e possiede un satellite (Caronte) con un diametro che corrisponde al 40% di quello di Plutone, tanto che i due corpi possono essere considerati come un sistema binario.

Dopo la vittoria sui Titani e la spartizione del comando sull’universo con i fratelli, Zeus (Giove) e Poseidone (Nettuno), ad Ade (Plutone) viene assegnato il dominio sui morti e il mondo sotterraneo. Armato di un elmo che rende invisibile chiunque lo indossa, Ade (il cui nome significa appunto “invisibile”) rimane negli inferi, assistito da demoni e altri esseri, e raramente partecipa alle vicende mitiche che coinvolgono gli altri dei. Solo una volta si racconta che Ade mette piede sulla superficie della Terra: allorché nella pianura d’Enna in Sicilia rapisce Persefone, sua nipote e figlia di Demetra, nonostante il parere contrario del padre, Zeus (che tuttavia è forse complice del rapimento). Da quel momento, Demetra si mette invano alla ricerca della figlia, fino a quando, irritata, decide di non far crescere più nulla sulla Terra. Ciò sconvolge l’ordine del mondo e rende necessario l’intervento di Zeus che ordina ad Ade di restituire Persefone. Per trattenerla, Ade fa però mangiare un chicco di melagrana a Persefone che, viene infine riconsegnata alla madre, ma è costretta a trascorrere un terzo di ogni anno nel mondo sotterraneo. Gli uomini di solito non si rivolgono ad Ade perché temono di attirare la sua collera terrificante. In seguito, alcuni entrano più consapevolmente nel mondo sotterraneo e ne scoprono le ricchezze, per cui Ade viene chiamato Plutone (che significa “ricchezza”) e il suo simbolo diventa il corno dell’abbondanza.

Così come Plutone è l’ultimo pianeta conosciuto del sistema solare, nella nostra consapevolezza è in relazione con il punto più estremo: quello in cui risiede una coscienza che va oltre la funzione analitica della mente. Quando contatti questa parte, puoi entrare in comunicazione diretta con lo Spirito e riconoscere la realtà che dimora oltre il velo sottile dell’illusione. La funzione di Plutone è di obbligare a riconoscere le motivazioni nascoste, sotterranee e radicali di ciò che percepisci come reale. Si tratta di un’energia che è necessario gestire con cautela poiché potrebbe risultare difficile da integrare se non hai già un piede saldo nel lavoro interiore. Plutone può apparire particolarmente duro e spietato con chi è consapevole solo della realtà ordinaria, poiché rappresenta una forza transpersonale in grado di devastare e annientare radicalmente qualunque componente abbia fatto il suo tempo, senza alcun riguardo morale per la struttura limitata dell’ego o per qualsiasi sentimento a esso, anche minimamente, legato.

Nella carta natale Plutone rappresenta forme di pensiero ed emozioni fossilizzate che si esternano come ossessioni e dipendenze difficilmente comprensibili secondo i termini di valutazione della mente ordinaria. L’effettiva natura della causa originaria di tali comportamenti non appare chiara e, sebbene la mente lotti per trovare una via di uscita, ogni suo tentativo risulta vano. La posizione di Plutone nella carta natale indica le aree è le modalità in cui ci confrontiamo con rancori, materiali di scarto, crisi, lotte di potere, antenati, trasformazioni e ogni tipo di zona d’ombra.

I transiti di Plutone portano in superficie ciò che è pronto per essere trasformato e guarito. Essi aiutano o costringono a perdonare, a lasciare andare ciò che ormai è passato, ad accettare la Funzione e a collegarsi con l’Intento effettivo. A volte in questi periodi si rendono manifesti sintomi di profondo malessere, che a lungo hanno albergato segretamente all’interno e che ora possono trovare finalmente un’opportunità di liberazione. Qui malattie e disturbi, di qualunque natura, sono visti come segnali di guarigione. Essi, seppur percepiti talvolta nel loro aspetto demonico, in verità appaiono generosamente per fornire a tutti i costi le chiavi di svolta dell’esistenza e per concentrare energie nel lavoro di trasformazione. In genere si tratta di periodi in cui può essere naturale isolarsi per ritrovare, talvolta con disperazione divina, l’essenza profonda del proprio Intento. Questo processo può essere reso più agevole attraverso la rivisitazione esperienziale di eventi penosi del passato che, a lungo repressi, ora sono più che mai disponibili a trovare liberazione per apportare comprensione sulla natura della nostra realtà effettiva.

 

 

 

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