San Giovanni: la luce che vince le tenebre

La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.” (Gv 1,5)

Il 27 dicembre la Chiesa celebra San Giovanni Evangelista, il discepolo amato. È una festa che cade nel culmine del buio invernale, quando le notti sono lunghe e il silenzio sembra avvolgere tutto. Si tratta di una situazione esattamente agli antipodi della festa di un altro San Giovanni, il Battista, che cade invece il 27 giugno, nei giorni in cui la luce fisica raggiunge la sua massima forza.

Ma la luce non ha bisogno di dimostrare la propria forza. Basta che esista, e allora il buio non è più assoluto. Solo nelle tenebre possiamo riconoscere con chiarezza la presenza della luce. Per questo non dobbiamo temere il buio: esso diventa contrasto, rivelazione, occasione per scoprire che la luce è più forte. Giovanni ci invita a guardare oltre le tenebre, a fissare la luce che non viene mai meno.

Giovanni è tradizionalmente associato all’aquila, il cui sguardo si innalza verso i massimi bagliori. L’aquila non teme la luce del sole, la fissa senza arretrare. Così Giovanni contempla il mistero di Dio senza distogliere lo sguardo.

Il suo Vangelo non racconta solo i fatti della vita di Gesù: li trasfigura, li interpreta, li apre al senso eterno. Non troviamo genealogie o cronache dettagliate, ma parole che ci portano oltre: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.” (Gv 1,1).

Giovanni è colui che ha posato il capo sul cuore di Cristo nell’ultima cena; che rimane sotto la croce, accanto a Maria; che corre al sepolcro e, vedendo le bende, “vide e credette” (Gv 20,8).

La sua testimonianza nasce dall’intimità: ha conosciuto l’Amore e lo ha trasmesso con parole che ancora oggi toccano il cuore. Nelle sue lettere, Giovanni ripete con forza che Dio non è un concetto astratto, ma un’esperienza viva: “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.” (1Gv 4,16). Non si può amare Dio senza amare il fratello. Non si può dire di credere, se non si vive la fraternità. La fede non è un sistema di regole, ma una relazione che trasforma la vita.

Il messaggio di Giovanni è universale: la luce splende nelle tenebre, e nessuna tenebra può soffocarla. Le tenebre sono reali, così come il male, la paura, il rancore. Ma la luce è più forte.

Questa visione non è riservata ai credenti: è un invito per ogni uomo e donna a riconoscere che la vita non è prigioniera del buio, ma aperta alla luce.

 

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