Sistema delle scale planetarie

Tratto da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Il sistema delle scale planetarie, trasmesso dal channeler Andrew Ramer e dall’astrologa Donna Cunningham,[1] consiste in una serie di canti e colori abbinati a ciascun pianeta astrologico. Questi canti hanno radici molto antiche e possiedono talvolta affinità con le sonorità di varie tradizioni sciamaniche. La loro funzione è di emettere vibrazioni che consentono l’attivazione di livelli energetici molto elevati. L’effetto è potente, e si manifesta attraverso il riequilibrio e l’integrazione delle caratteristiche del pianeta cui si riferiscono.

Lo scopo essenziale di questo sistema di canti è di sviluppare la capacità di muovere l’energia dalle sue espressioni più basse a quelle più elevate. L’uso regolare dei canti planetari, consente inoltre di allargare la propria sfera di consapevolezza, di distinguere i vari stati della coscienza e di avere esperienze sempre più frequenti delle loro manifestazioni più elevate.

Può sembrare strano, ma nella pratica delle scale planetarie, il requisito per raggiungere i livelli superiori consiste nell’investire il massimo di energia nell’espressione di quelli inferiori. Si tratta di essere disposti ad andare incontro a rancori e paure, di riconoscere con coraggio che essi sono frutto di una nostra creazione, di lasciarli finalmente uscire dalla prigione in cui li abbiamo rinchiusi, di liberarli facendoli passare senza ostruzioni attraverso il corpo e la voce. Con le scale planetarie, non si raggiunge il positivo o la guarigione ignorando, reprimendo o andando oltre il negativo, ma concentrando e attirando totalmente l’energia più bassa per poi spingerla gradualmente in alto. E’ essenziale entrare pienamente nell’essenza sottile della frequenza più grossolana, perché è proprio questa a fornire l’energia necessaria per lo sblocco e il raggiungimento delle vibrazioni elevate.

Per esempio, Marte rappresenta qui il sistema energetico di difesa: la forza che permette di proteggere l’organismo e di affermarsi nella vita quotidiana. Nel caso di questo pianeta, uno dei livelli più bassi è rappresentato dall’espressione pura e incontrollata della rabbia. Anche se le società recenti ne hanno fatto un tabù, la rabbia è di per sé un’emozione inevitabile nella dimensione ordinaria dell’esistenza: la conseguenza che nella vita non sempre posso avere o fare quello che voglio. Purtroppo, oggigiorno, esistono talvolta difficoltà a esprimere in modo autentico questa emozione e, di conseguenza, l’energia generale non scorre liberamente, il sistema immunitario si indebolisce e le espressioni più elevate di Marte (coraggio, chiarezza, devozione, energia) vengono meno. Il primo passo, quindi, in una scala planetaria per Marte, è di mobilitare la rabbia. Ovviamente, questo non significa che bisogna scaricarla addosso a qualcuno e sentirci così liberati delle emozioni represse. Qui si tratta di agire con responsabilità e consapevolezza e di praticare le scale in un contesto rituale, senza arrecare il minimo danno a se stessi o ad altri.

Per ogni scala, sono usati i canti dei rispettivi pianeti e un’apposita struttura composta di vari stadi. Questi stadi si riferiscono a variazioni di tonalità, o a distinti livelli di espressione energetica, in una sequenza di crescita graduale dal basso verso l’alto. Il canto è impiegato, prima di ogni variazione, per facilitare il passaggio da un livello all’altro. Durante la pratica delle scale planetarie, si può rimanere seduti e immobili, permettendo a immagini, sensazioni, ed emozioni di fluire interiormente secondo i contenuti di ciascun stadio. Se si preferisce un’espressione più diretta, è possibile adottare una versione dinamica attraverso l’uso di movimento, danza, drammatizzazione e musica.

L’intero gruppo dei canti può essere usato regolarmente per integrare e bilanciare le energie di tutte le forze. A questo riguardo, si usa una prospettiva eliocentrica che mira a rafforzare il ruolo del Sole nella sua componente superiore di intento di luce o espressione del potenziale divino. Nella pratica raggruppata dei canti, il Sole è il punto di partenza e si identifica con il corpo. Dopo il canto del Sole, da cui emana l’intento, si passa a quello di Mercurio, percepito come un piccolo pianeta orbitante in prossimità del proprio corpo (il Sole). Venere si trova nelle immediate vicinanze, mentre la Terra e la Luna sono a circa mezzo metro di distanza, e così via fino ad arrivare a Urano, Nettuno e Plutone, collocati molto più lontano o anche fuori della propria stanza.

Per fornire un modello su come si sviluppano le scale planetarie, descrivo un esempio relativo alla scala di Marte. Questa scala, e il suo canto, sono ideali da usare quando ci si trova in situazioni di rabbia e aggressività, o si incontrano difficoltà nell’esprimere apertamente ciò che si vuole. La scala può essere impiegata anche quando ci si sente impotenti, deboli, repressi, impulsivi, tesi, prepotenti, incapaci a gestire avversioni e rancori verso chi ci circonda.

Il canto di Marte è Neizy Dey Ho Hi Mah, Neizy Dey Ho Hi Mah, Neizy Dey Ho Hi Mah, Neizy Dey Ho Hi Mah, Kah Kah. La semplice pronuncia del canto è di per sé sufficiente a richiamare energia quando mi sento stanco od ho bisogno di compiere sforzi particolari, come per esempio sollevare dei pesi o salire una lunga scala

Per praticare la scala di Marte, all’inizio faccio alcuni profondi respiri o impiego una qualsiasi tecnica che consente di entrare in uno stato di consapevolezza rilassata. Può essere utile disegnare il simbolo grafico di Marte e porlo dinanzi a sé. In questa scala impiego il colore nero e lavoro con il corpo energetico in generale, senza fare riferimento ad un chakra particolare.

Prima di procedere stabilisco l’intento. La fase dell’intento è un momento di potere in cui esprimo la mia volontà di conoscenza e fornisco l’impostazione di base per dirigere il canto. Chiarendo le mie motivazioni, creo un campo magnetico che attrae le forze di cui ho più bisogno in quel momento. La definizione dell’intento canalizza l’energia impiegata durante il canto e rappresenta la migliore garanzia per ottenere una buona esecuzione.

Una volta stabilito l’intento, intono il canto di Marte. Il primo stadio della scala è quello dello spegnimento e blocco totale dell’energia. Immagino l’aura oscura, pesante, incapace di ricevere e dare energia. La forza di Marte viene repressa internamente ed è impossibilitata a dare espressione ai propri desideri. Intravedo situazioni in cui l’istinto di agire e andare verso ciò che voglio viene mortificato da blocchi e paure insormontabili. Il senso di soffocamento è totale e, nell’apparente stato di rassegnazione esteriore, l’energia di Marte inizia disperatamente a muoversi al mio interno. L’intensificazione massima di questa esperienza di blocco costituisce il contenuto del primo stadio. Tale contenuto viene raccolto e concentrato in una sfera per essere portato verso l’alto. Dopo poco, intono il canto di Marte. L’articolazione del canto, in questo, come nei successivi stadi, segnala il consenso alla liberazione di quanto è successo precedentemente e avvia il processo di trasformazione dell’energia. Una volta completato il canto, che può essere ripetuto anche più volte, mi preparo per il prossimo stadio.

Il secondo stadio riguarda l’espressione incontrollata e violenta dell’energia. Comincio ad evocare una situazione in cui ero pieno di rabbia. Inizio a percepire il costante accumulo dell’energia di Marte, trattenendola sempre di più, come un pneumatico gonfiato in eccesso e destinato inevitabilmente a scoppiare. Quando la furia arriva al limite massimo, mi lascio totalmente esplodere. Permetto alla rabbia di travolgermi: scalciando, urlando, muovendo i pugni, liberando qualunque cosa vuole uscire. Se ho difficoltà, provo a recitare. Posso anche non esprimere nulla all’esterno e consentire alla rabbia di liberarsi internamente. L’importante è essere totali, e investire il massimo dell’energia in questo processo. Una volta arrivato al culmine, mi fermo e comincio a muovermi lentamente nell’atto di raccogliere e spingere verso l’alto l’energia che è stata liberata. Intono poi il canto procedendo come sopra. Per stimolare il processo di trasformazione posso visualizzare la mia aura soffusa di luce rossa, mentre una sfera di fuoco inizia ad avvolgerla, ruotando e bruciando ogni residuo lasciato dalla fase precedente.

Il terzo stadio consiste in genere nell’espressione focalizzata dell’energia. Per esempio, posso immaginare una situazione di accesa competizione: sport, arte marziale, duello, battaglia, lotta per la sopravvivenza. Sono totalmente presente, e mi accingo ad affrontare un confronto decisivo in cui vi sarà un vinto e un vincitore. Sento la voglia di avere la meglio sull’avversario. In questo caso posso anche visualizzare le proiezioni di persone reali della mia vita. Nell’ambito delle scale planetarie, l’intero processo avviene all’interno del mondo interiore e le persone che immagino sono intese solo e unicamente come proiezioni. Ciò che faccio non può avere alcuna ripercussione sulla realtà di quelle persone. Le scale sono finalizzate a trasformare la percezione di ciò che considero essere la realtà. Se impiego questi strumenti con rispetto e totalità, vi potranno essere cambiamenti radicali nella mia vita. Per quanto clamorosi possano essere gli effetti, essi saranno unicamente frutto del mutamento della mia percezione e della relativa ripercussione all’esterno. Se mi assale il timore di provocare danni effettivi alle persone esterne con cui mi confronto interiormente, posso ripetere più volte il suono tumah battendo ritmicamente le mani. Con questo atto evidenzio che sto operando al mio interno, escludo radicalmente qualsiasi intenzione di provocare alterazioni su altri esseri e, come ulteriore precauzione, creo uno strato di protezione sulle persone in questione.

Al termine del terzo stadio, porto al massimo l’energia competitiva di Marte, poi mi fermo e nuovamente la raccolgo per proiettarla verso l’alto. Intono quindi il canto. Visualizzo la sfera di fuoco che ruota liberamente nell’aura, luminosa e senza ostruzioni.

Il quarto stadio è quello dell’espressione individuale e celebrativa dell’energia. Per esempio, posso iniziare a muovermi, correre, danzare, sentendo un piacere enorme. Immagino di essere su una spiaggia meravigliosa. Sono solo con me stesso e l’espressione intensa del mio fisico mi apporta benessere, eccitazione, gioia, euforia. Arrivato al culmine di questa energia, la spingo ancora al livello superiore e intono il canto.

Nel quinto stadio focalizzo ed esprimo creativamente l’energia in base ai miei desideri individuali. Ora dispongo di energia pura e libera per iniziare qualcosa, per fare ciò che ho sempre voluto. Sono pervaso dalla gioia di realizzare sogni e desideri, di partire finalmente e mettermi al lavoro. Tutta quell’energia che era prima bloccata dalla rabbia e dal rancore, ora è a mia disposizione. L’energia pura di Marte si presenta a me, come un guerriero forte e coraggioso, e dichiara di essere al mio completo servizio. A questo punto la uso per intraprendere quelle azioni che mi consentono di realizzare ciò che voglio. Non importa se si tratta di desideri che possono sembrare egoistici. Al contrario è qui importante cercare di dare piena soddisfazione a ciò che considero essere il mio ego e dargli la possibilità di avere tutto il potere che ha sempre cercato. Uno a uno proclamo ad alta voce i miei desideri e osservo come si realizzano. Quando arrivo al culmine, raccolgo l’energia per spingerla ancora verso l’alto. Poi uso ancora il canto di Marte.

Il sesto stadio è quello dell’espressione focalizzata e creativa dell’energia in base a un’identificazione più ampia. Ora il mio senso di identità si estende a tutto il pianeta. Sento l’energia che si irradia all’esterno verso il mondo: le necessità e i desideri più autentici del pianeta sono le mie. Uso l’energia di cui dispongo per costruire qualcosa di utile per la Terra, per prendere iniziative a favore del benessere collettivo. Mi collego con il Centro del mio essere, e lascio confluire in esso tutto ciò che è dentro e fuori di me, sento che non esiste separazione e quanto incredibili e illimitati siamo tutti. Anche l’energia di questo stadio viene spinta verso l’alto, poiché ciò che io credo essere in connessione con scopi alti può rappresentare un processo di mistificazione dell’ego. Con questa ultima offerta mi libero di tutto ciò che sono in grado di produrre, sia nel bene sia nel male, e mi rendo finalmente disponibile all’energia più elevata di Marte.

Dopo un ultimo canto di Marte, entro del settimo stadio: quello del ricevimento della benedizione. Ora sono ripulito e vuoto. La vera forza di Marte può arrivarmi nella sua espressione più cristallina, riversandosi su di me, senza alcun sforzo. In questo stadio è necessario solo essere disposti a ricevere. Rimango in silenzio, aperto e ricettivo, e mi lascio investire dall’energia pura di Marte. Dopo aver ricevuto, ritorno lentamente allo stato vigile di coscienza. Riprendo contatto con l’ambiente, e porto l’energia che ho riequilibrato nella mia realtà quotidiana.

Le scale planetarie possono essere impiegate ogni volta che c’è l’esigenza di attirare l’energia di un pianeta o di trasformarla in una vibrazione più elevata. Quando mi sento impaurito, scoraggiato, annoiato o mi trovo in qualsiasi altro tipo di situazione spiacevole, la svolta radicale del processo di trasformazione ha inizio allorché faccio un profondo respiro, assumo con dignità una postura eretta e faccio uscire il suono del canto con l’intento di apportare un cambiamento alla condizione in cui mi trovo. I canti sono uno strumento a disposizione a cui si può fare riferimento in qualsiasi momento e che può essere usato in vari modi. Oltre alle scale planetarie, esistono infatti ulteriori applicazioni dei canti. I Rosari planetari, ad esempio, sono oggetti di potere finalizzati alla trasformazione delle energie dei pianeti e dei loro rancori. In breve, per rafforzare l’energia di un pianeta o trasformare in modo armonico gli effetti negativi degli aspetti e transiti tra due pianeti, si costruisce una collana rappresentante uno o due pianeti.

La fase di preparazione del rosario è estremamente importante. Le perle devono essere di materiali naturali (legno, argilla, pietre, pasta di pane, ecc.) così come il filo (seta, cotone, pelle) e le loro colorazioni (aniline alimentari, terre, ecc.). L’unica eccezione a questo riguardo è Urano, per cui si può usare materiale sintetico (plastica, nylon, acrilici, ecc.). Quando il rosario riguarda una coppia di pianeti, esso può essere costruito solamente da coloro che posseggono forme di combinazione tra i due pianeti (aspetti di nascita, transiti, posizione natale di un pianeta nel segno o casa governati dall’altro). Ad esempio, per costruire un rosario di Marte e Urano è necessario avere uno dei seguenti requisiti: aspetto significativo tra i due pianeti, transito in corso di Urano su Marte o vice versa, Urano in Ariete o prima casa, Marte in Acquario o undicesima casa.

Il momento ideale per la fabbricazione è generalmente quello in cui vi sono aspetti tra i pianeti del rosario, transiti della Luna sui segni da loro governati, o quello classico delle ore planetarie. I colori delle perle variano a seconda dei pianeti e sono indicati nella Tabella 1. L’impiego di pietre o gemme nei colori richiesti può permettere di fare a meno del lavoro di colorazione.

Il rosario si compone inserendo due perle del pianeta più vicino al Sole, seguite da una perla del pianeta più distante. Ad esempio, per un rosario Marte/Urano, si usano due perle nere per Marte (che è più vicino al Sole rispetto a Urano) e una di colore argento per Urano. Similmente, per un rosario Sole/Saturno, si usano due perle rosse per il Sole seguite da una perla marrone per Saturno. Prima di infilare le perle ci si sofferma sull’intento. Le perle di ciascun pianeta, separate in precedenza, vengono tenute in mano mentre si intona per qualche minuto il canto completo: nel caso di Sole/Saturno, Oh Hey Yah, Oh Hey Yah, Oh Hey Yah, Oh Hey Yah, Oh (per il Sole) e Dah Ti Kah, Dah Ti Kah, Dah Ti Kah, Dah Ti Kah, Oh Ey (per Saturno). Le perle vengono in seguito infilate una a una, intonando la prima strofa del rispettivo canto (in questo caso Oh Hey Yah per il Sole e Dah Ti Kah per Saturno), poi il rosario viene chiuso ed è quindi pronto per l’uso.

Una volta che si dispone del rosario, si tratta di cantarlo da una a massimo due volte al giorno per un periodo di almeno 40 giorni, per tutta la durata del transito o fino a quando si è ottenuto il risultato desiderato. Il canto per il rosario Sole/Saturno è Oh Hey Yah (prima perla del Sole), Oh Hey Yah (seconda perla del Sole), Dah Ti Kah (perla di Saturno) e via di seguito ripetendo fino al termine.

Il sistema dei rosari planetari non fornisce indicazioni specifiche riguardo al numero complessivo di perle. Nella tradizione buddista e induista si impiegano 108 perle (12 x 9) perché questo è un numero ciclico che esprime il senso di sviluppo della manifestazione. I rosari di Shiva hanno invece 32 o 64 grani, mentre quelli cristiani ne comprendono 165 o 60. I rosari musulmani sono composti di 99 perle, corrispondenti ai Nomi divini, perciò il centesimo, non presente, rappresenta il ritorno del multiplo all’Uno.

I rosari planetari sono uno strumento molto potente che consente di diventare più consapevoli del modo in cui le energie planetarie funzionano nella propria vita. Il fatto che queste energie siano forzate a vivere insieme nel rosario determina un processo di evidenziazione dei rancori reciproci e di relativa trasformazione. Questo processo, quando viene riconosciuto, è destinato a produrre un effetto di riequilibrio dei pianeti in questione e ad attualizzarne i reciproci potenziali di luce. Se si desidera lavorare esclusivamente su un pianeta particolare è possibile preparare rosari composti di un solo tipo di perle e dedicati a un singolo pianeta. Più il rosario viene usato, più diventa potente. Può essere anche indossato e portato con sé come oggetto di protezione e potere, oppure, dopo che ha fatto il suo uso, donato a una persona che possiede lo stesso tipo di dinamica.

 

I canti astrosciamanici rappresentano un modo per dialogare con le energie dei pianeti, per lasciarle libere di agire dentro e fuori di noi, per imparare ad ascoltare veramente ciò che esse hanno da dirci. Queste energie erano un tempo accessibili ovunque sulla Terra, ma poi la nostra percezione si distorse a tal punto che, in qualche modo, finimmo col cacciarli e proiettarli sui pianeti, esiliando con loro anche i nostri sogni e ideali più autentici. I canti astrosciamanici sono un ulteriore strumento per riprendere ciò che ci appartiene, per fare ritorno alla nostra consapevolezza originaria e ritrovare la nostra vera dignità. Essi sono anche un modo per introdurci a una nuova visione dell’astrologia, in cui cessiamo di attribuire definizioni, giudizi e responsabilità a stelle e pianeti, e accettiamo finalmente di aprirci a una sincera e diretta comunicazione con loro.

 

Tabelle

La Tabella 1 presenta i canti abbinati a ciascun pianeta e il colore impiegato per la costruzione dei Rosari planetari, mentre la Tabella 2 fornisce un quadro dei temi delle scale con riferimento a ciascun pianeta. La colonna dei rancori indica gli aspetti dissonanti del pianeta. Quella delle risorse elenca gli aspetti armonici o più elevati. La scala o il canto del pianeta in questione può essere impiegato anche quando le risorse sono bloccate, deboli o si esprimono al contrario.[2]

 

Tabella 1

 

PIANETA/SETTORE CANTO (4 volte) CANTO (chiusura) COLORE PERLE
Sole Oh Hey Yah Oh Rosso chiaro
Mercurio Oh Hi Ti Nah Ti Oh Porpora
Venere Nah Ti Nah Oh Verde chiaro
Terra e Luna Si Idriah Neh Hah Mah Set Bianco
Marte Neizy Dey Hoh Hi Mah Kah Kah Nero
Asteroidi[3]

 

Si Ti Yah Kah Mah Si Kah

(dopo l’ultima ripetizione del canto, si aggiunge: Ai Hey Poh)

Chiazzato
Giove Hi Su Mayo Ey Giallo
Saturno Dah Ti Kah Oh Ey Marrone
Chirone Kah Si Mah Kah Grigio
Urano Nah Mitriah Nah Simitri Argento
Nettuno Oh Myss Oh Verde marino o menta
Plutone Ti Yah Ah Legno chiaro

 

Tabella 2

 

PIANETA RANCORI RISORSE
Sole Egocentrismo, arroganza, distruttività, esibizionismo, inflessibilità, orgoglio, paranoia, pomposità, tirannia, vanità. Autostima, centratura, creatività, generosità, integrazione, intento, potere, unità, vitalità, volontà.
Luna Abitudini insane, attaccamento al passato, difesa eccessiva, dipendenza, indecisione, inibizioni, insicurezza, instabilità emotiva, isterismo, pigrizia, timidezza. Amore incondizionato, appagamento interiore, cura di se stessi e degli altri, intimità, memoria, protezione, sensibilità, sicurezza.
Mercurio Agitazione, comunicazione distorta, imbrogli, iperattività, intellettualismo, mancanza di profondità e intimità, nervosismo, preoccupazioni, superficialità. Capacità d’apprendimento, co-municazione efficace e luminosa, coordinamento, destrezza, illuminazione, intelligenza, leggerezza, potere di discriminazione, servizio.
Venere Ambiguità, avidità, compromessi, indolenza, proiezioni, erotismo cronico, dolori sentimentali, relazioni simbiotiche. Amore, armonia, arte, bellezza, condivisione, cooperazione, equilibrio, perdono, piacere, relazioni sacre.
Marte Crudeltà, distruttività, egocentrismo, impazienza, irritabilità, ostilità, violenza. Autoaffermazione, azione retta, chiarezza, coraggio, energia, iniziativa, pionierismo, volontà.
Asteroidi Critica, frammentazione, lamentela, pignoleria, perfezionismo, sacrificio masochista. Analisi, capacità di lavoro, discriminazione, efficienza, servizio, sintesi.
Giove Deliri di grandezza, dispersione energetica, dogmatismo, esagerazioni, fiducia eccessiva, golosità, ingenuità, irresponsabilità, rischi smisurati o paura di rischiare. Credenze di supporto all’Intento, espansione, fede, fiducia, ricerca e frequentazione della Guida Interiore, ottimismo, saggezza, senso del rischio.
Saturno Apprensione, cinismo, critica, depressione, freddezza, sfiducia, manipolazione, materialismo, limiti, paura, perfezionismo, pessimismo, rigidità, tristezza. Affidabilità, autorità, disciplina verso l’Intento, fede, organizzazione, pazienza, realismo, senso di responsabilità.
Chirone Eccessivo idealismo, battaglie futili, malattie, autodistruzione. Ricerca della verità, guarigione, servizio.
Urano Bisogno costante d’eccitazione e cambiamenti, caos, eccentricità, estremismo, incidenti, paranoia, perversione, ribellione, traumi. Genio, indipendenza, intuizione, inventiva, libertà, originalità, rinnovamento.
Nettuno Confusione, dipendenze da alcool e droghe, vaghezza, fuga dalla realtà, illusioni, vittimismo. Compassione, connessione con le realtà non ordinarie, misticismo, sintonia con il Tutto, trascendenza.
Plutone Il Canto non riguarda le altre caratteristiche di Plutone. Esso è usato solo nelle situazioni di crisi relative alla morte sia propria sia d’altre persone.

 

[1] Donna Cunningham, Astrology and Spiritual Development, Cassandra Press, 1989, pp. 105-116.

[2] Per una descrizione dettagliata delle fasi di ciascuna scala planetaria vedi: Franco Santoro, A Provisional Guide to the First Level of the Operative Training in Astroshamanism, Forres, Sacred Cone Press, 2000.

[3] Il canto considera gli asteroidi nel loro insieme e non singolarmente.

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