Survivalismo multidimensionale

I problemi della nostra vita sono dovuti a uno stato di trance autistica che ci porta a percepire solo nella realtà ordinaria ciò che accade su molteplici piani dimensionali. L’intero paradigma umano si fonda su questa trance per cui proiettiamo nella realtà ordinaria qualcosa che esiste altrove. Il suo potere è tale da manipolare l’intera coscienza vincolandola ai sensi fisici in funzione di ciò che esiste nella realtà ordinaria. Il tuo stesso corpo, come lo percepisci, ne è la conseguenza. Quando provi forti emozioni, come odio, amore, dolore, rivalità, rabbia, ecc., sperimenti gli effetti pronunciati di questa trance.

Nelle esperienze oniriche, così come nel lavoro sciamanico, puoi avere una temporanea sospensione della trance e dell’interazione con la realtà ordinaria. Ciò ti permette di percepire realtà alternative. La sospensione è temporanea perché successivamente ritorni nella trance prevalente. A un certo punto, tuttavia, questa trance subisce una sospensione irreversibile. Questo accade con la morte fisica.

Quando una persona muore non è più visibile nella realtà ordinaria, e non puoi più interagire con lei su quel piano, sebbene tu possa seguitare a farlo in realtà alternative, anche solo sognando o immaginando. Quando tu stesso muori, si verifica un’interruzione radicale della trance e allora puoi capire forse meglio cosa c’è dietro. Quello che stai leggendo potrebbe rappresentare un trauma di portata colossale, incompatibile con ogni tua consapevolezza precedente.

Se ti va bene la realtà fisica e ordinaria, con il paradigma che la sostiene, seguita pure a perseguirla. In caso contrario, puoi domandarti qual è il suo senso. Puoi chiederti da dove deriva l’accanimento di preservarla a tutti i costi e di isolarsi da ogni alternativa.

Qui non sto implicando che non ha senso preservare la realtà ordinaria. Sto solo suggerendo di chiedersi onestamente, senza dar nulla per scontato, qual è il senso di preservarla e di isolarsi in essa.

In questo caso possiamo considerare almeno per un istante l’ipotesi che l’ambientalismo e il survivalismo ordinario rappresentino la rimozione e corruzione di un survivalismo multidimensionale originario, inteso a farci recuperare la capacità di esistere anche altrove. Questo survivalismo alternativo serve a prepararci per un’emergenza futura inevitabile, che comporta interruzioni o profondi mutamenti della realtà ordinaria.

Queste interruzioni e mutamenti hanno luogo da quando esiste l’umanità. Intere generazioni si sono estinte e ogni giorno muoiono migliaia di persone. Tutte le persone che sono viventi ora tra meno di un secolo non ci saranno più, e anche la Terra a un certo punto cesserà di esistere. Qual è il senso di affannarci a sopravvivere a tutti i costi in questa realtà?

A che serve investire tante energie solo per ritardare di poco un fenomeno irreversibile? Non è il caso di considerare opzioni di sopravvivenza diverse? Cosa fare in casi di emergenza? Esiste un pronto soccorso multidimensionale?

Queste sono domande provocatorie, in grado di incendiare i pregiudizi immani. Non sono risposte. Le domande servono a riflettere. Quando non sei più in grado di porti domande e aprirti a considerare delle risposte, significa forse che hai già una risposta in cui credi e che ti soddisfa. Quindi ben venga. Potrebbe anche significare che sei in uno stato di trance autistica o, ancor peggio, un mero ingranaggio di una macchina, il cui scopo è annientare qualunque altra risposta e domanda.

Da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 8-10.

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