Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 5)

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario 1, parte 5, con Franco Santoro, 14-15 gennaio 2012
15 gennaio 2012, (10.7), Sole in Capricorno, Luna in Bilancia
La Luna si trova oggi in Bilancia, laddove ieri era in  Vergine.

La Luna è abbinata al corpo emozionale.

Quando la Luna si muove in un nuovo segno zodiacale, strategicamente si verifica un cambiamento nel corpo di quarta dimensione, l’esposizione ad una distinta frequenza.

Nell’ambito dell’Epica del Sacro Cono la posizione della Luna è associata con le Nazioni degli Stati Handoriani, laddove quella del Sole è in relazione con gli Stati Handoriani stessi. Quindi le 144 combinazioni tra Sole e Luna sono associate alle 144 Nazioni Handoriane.

Ora, riportiamo l’attenzione alle mani.

Le mani sono la parte del corpo che utilizziamo maggiormente per relazionarci con l’ambiente estraneo al nostro corpo separato.

Ciò che facciamo con le mani è un esemplificazione di ciò che accade a livelli più sottili.

La mano destra è strategicamente in relazione con l’Intento e la volontà del corpo mentale, o di quinta dimensione. Questa mano è in rapporto con il nostro intento consapevole.

La mano sinistra è in relazione con l’intento inconsapevole.

Una terza posizione è rappresentata dall’asse cuore  e ventre.

Onde stimolare la nostra natura multidimensionale è necessario individuare le due parti che esistono in noi:
·        Parte automatizzata, l’involucro, la larva, il rivestimento
·        Parte multidimensionale, l’essenza, il corpo.

La parte automatizzata è quella con cui la maggior parte degli esseri umani si identificano. Si tratta di un robot, in grado di elaborare dati precedentemente inseriti. Un robot non ha la capacità di scelta, poiché le scelte sono state fatte altrove. Il robot non è un corpo, è una periferica di un corpo.

Gli esseri umani si identificano con un corpo che è solo un robot, un vestito, una larva, una simulazione, che esiste in funzione di un altro corpo, di cui essi non sono consapevoli.

La parte multidimensionale, che include il corpo emotivo e quello mentale, esercita la capacità di scelta.

La padronanza del corpo mentale ed emozionale implica la capacità di scelta.

Nella fase di attivazione del corpo multidimensionale mi focalizzo su un pensiero.

I pensieri arrivano sempre per qualcosa che accade. Le emozioni sono desideri animati da pensieri di cui non siamo consapevoli.

Quando non siamo consapevoli dei pensieri che abbiamo scelto, quando manca l’intento, pensieri inconsapevoli prendono il sopravvento. Tali pensieri stimolano il corpo emotivo, che a sua volta attiva il corpo fisico. Il corpo fisico conseguentemente compie azioni nella realtà fisica. Poiché i pensieri inconsapevoli sono generalmente prodotti dalla realtà separata, dal programma automatizzato che gestisce la mente umana, essi tendono a creare azioni separanti, che vincolano il soggetto in questione in uno stato di amnesia e scollegamento dalla rete della vita.

Le azioni provocate da pensieri inconsapevoli riportano il soggetto al suo stato di isolamento, che paradossalmente è ispirato da emozioni intese all’unità, emozioni di amore. I pensieri di separazione inconsapevoli per poter fare presa sul corpo emotivo devono provocare dapprima emozioni di paura per poi produrre emozioni di amore.

Il primo strato emotivo creato dal pensiero della separazione è la paura, il secondo è l’amore.

Il primo strato è la paura, perché la paura è l’inevitabile conseguenza della separazione. Quindi quando proviamo paura siamo molto vicini alla matrice del pensiero di separazione.

Il secondo strato è l’amore poiché il pensiero di separazione onde creare una realtà separata di quarta e terza dimensione, necessità della forza creativa dell’amore, ha bisogno di unità. L’amore crea quindi il frutto. Tuttavia è un amore generato dalla paura. E’ in apparenza un bel frutto, ma al suo interno dimora la paura. E’ un frutto che contiene semi di paura, per cui promuovendolo la paura si diffonde, e il pensiero di separazione domina.

Questa è la natura dell’amore umano. E’ un amore simulato fondato sulla paura. L’amore fondato sulla paura è possessivo ed esclusivo. In apparenza si esprime con emozioni di amore, mentre al suo interno, sovente inconsapevolmente, prospera l’emozione della paura, quella di perdere l’amato.

Nell’amore privo di paura, fondato su pensieri di unità, non esiste la possibilità di perdere l’amato, perché questi è riconosciuto come parte integrante della natura del soggetto, che è quindi anche oggetto.

Nell’amore fondato sull’unità soggetto e oggetto s’identificano, osservatore e osservato sono la stessa identità.

L’amore fondato sulla paura si basa sulla differenziazione netta tra soggetto e oggetto, osservatore e osservato. Tale amore anela all’unione con l’oggetto, con l’amato, a non separarsi mai da lui, tuttavia fin tanto che esiste distinzione tra soggetto e oggetto la separazione è inevitabile. Di conseguenza matura la paura della separazione e l’odio verso l’oggetto, che si separerà inevitabilmente dal soggetto.

L’identificazione con un corpo fisico distinto per il soggetto e l’oggetto facilita tale processo e la celebrazione della separazione. Quindi la realtà fisica, in cui vige la percezione di un soggetto e oggetto con corpi separati è l’esemplificazione del pensiero della separazione. E’ stata creata per simulare la separazione, che non essendo reale può essere solo simulata.

L’amore prodotto da pensieri di separazione è un circolo vizioso che perpetua l’isolamento e la relativa paura. Non sono possibili compromessi con tale amore, l’unica possibilità è uscire dal circolo vizioso, dalla simulazione. Ed è questa l’impresa più ardua, poiché sia il corpo fisico sia il corpo emotivo in cui ci collochiamo fanno parte della simulazione, sono stati programmati per replicare questo circolo vizioso.

Per uscire da questo circolo vizioso occorre risalire al corpo mentale, alla matrice, laddove si esercitano i pensieri e discriminare tra pensieri di unità e separazione, esercitando una scelta consapevole.

I pensieri di separazione dominano la realtà fisica ed emotiva umana, promuovendo tale supremazia attraverso la diffusione di azioni separanti, ammantate da emozioni di paura e amore.

I pensieri di separazione fanno compiere azioni che vincolano contrattualmente il soggetto allo stato di separazione e al circolo vizioso che ne deriva. Per uscire da questo circolo vizioso è necessario sciogliere i contratti relativi ad un livello fisico, emotivo e mentale.

Nel lavoro con la quarta e quinta dimensione iniziamo a renderci conto di quali pensieri vogliamo, con la differenza che possiamo lavorare inizialmente su queste dimensioni sottili, senza sconvolgere la realtà fisica, la simulazione, in una maniera diretta.

Dapprima operiamo a livello sottile, focalizzandoci sul pensiero di unità e rilasciando quello di separazione. In questo modo iniziamo a comprendere il modo in cui il pensiero di separazione attiva la paura e l’amore fondato sulla paura. Comprendiamo la differenza tra emozioni di amore fondate su pensieri di unità ed emozioni di amore basate su pensieri di separazione.

Le emozioni di amore fondate sulla separazione sono facili da riconoscere, perché sono sempre condizionate, laddove quelle fondate sull’unità sono incondizionate. Nel momento in cui si producono esse appaiono identiche. E’ nell’evoluzione in quarta dimensione, ossia nel tempo, che esse divergono nettamente.

Le emozioni di amore fondate sulla separazione sono condizionate dalla durata dell’amore, di cui i soggetti non hanno alcun controllo, poiché il pensiero che determina tale durata è inconscio.

Due persone iniziano una relazione e provano un grande amore, ma non sanno quanto durerà questo amore. La durata non dipende da loro: lei potrebbe lasciarmi, lui potrebbe morire, io potrei innamorarmi di qualcun altro, lui potrebbe non piacermi più, lei potrebbe tradirmi, ecc.

Humphry Bogart (10.7.2) Sole in Capricorno, Luna in Bilancia

Una cosa è certa, le emozioni di amore fondate sulla separazione sono finalizzate a creare separazione e sono alimentate dalla paura di una separazione inevitabile, per cui tutto l’amore che esprimono è un amore di copertura di tale separazione e paura.

Tutto questo scenario è creato dal corpo mentale.

Nel corpo mentale si articola il pensiero di separazione e quello di unità.

Il pensiero di separazione non è propriamente un pensiero, è piuttosto un’idea ludica all’interno dell’unità stessa. Tuttavia nel momento in cui questa idea perde la sua connessione con l’unità di cui fa parte, essa diventa una realtà a se stante, una realtà separata simulata. Nella realtà effettiva del corpo mentale, della quinta dimensione, non sussiste un dualismo tra separazione e unità. Esiste la possibilità di scelta tra unità e separazione, senza la negazione dell’una e dell’altra. La quinta dimensione è una realtà superiore in cui esiste unità e la separazione convive con l’unità. Nella quarta e terza dimensione la situazione è assai diversa, poiché tale convivenza non è percepibile allorché prevale la scelta del pensiero di separazione.

Il pensiero di separazione può creare una realtà emotiva e fisica separata, una simulazione, ma non può creare una realtà mentale separata. Il corpo mentale è una realtà creatrice, essa non può essere simulata, ma può simulare.

Di conseguenza quando accediamo al livello del corpo mentale, possiamo finalmente identificare la matrice di quello che accade nelle dimensioni inferiori e discriminare tra simulazione e realtà. In questo modo possiamo comprendere la differenza radicale che esiste tra un pensiero di amore e un’emozione di amore.

Come esseri umani dotati di un corpo fisico e incapaci di vedere e percepire la quarta e quinta dimensione, la distinzione tra pensiero di amore ed emozioni di amore è ardua da comprendere. In effetti, è proprio tale difficoltà che consente alla nostra realtà fisica separata di prosperare.

Un pensiero di amore è in relazione ad una scelta cosciente di amare, laddove un’emozione di amore è priva di tale scelta.

La differenza tra pensiero ed emozione di amore è così radicale quanto la differenza tra emozione di amore ed espressione fisica di amore.

Come esseri di terza dimensione siamo in grado di vedere corpi fisici e le loro interazioni. Da un punto di vista fisico due persone possono interagire intimamente tra loro, senza avere alcuna emozione di amore e comportarsi esattamente come due persone che invece hanno emozioni di amore.

Nel livello fisico ed emotivo l’amore ha una data di scadenza dettata dal piano mentale. Fino a quando siamo inconsapevoli del corpo mentale, operiamo come robot, computer manovrati da un altro corpo.

Per recuperare il corpo mentale occorre identificare il programma di separazione sito nel corpo mentale stesso, rilasciarne o aggirarne le componenti, e riallacciarle al programma di unità, di cui il programma di separazione fa in effetti parte.

Per iniziare tale processo occorre imparare a focalizzare il pensiero con diverse tecniche e strategie. Si tratta in effetti di attivare muscoli atrofizzati e bloccati.

La maggior parte degli individui crede di pensare o di avere una mente, laddove in realtà sta solo elaborando pensieri indotti da una mente sconosciuta.

Da qui l’importanza di operare strategicamente con un intento.

Un esempio, è impiegare un punto di focalizzazione strategico, come un canto, che esemplifica ciò che scelgo, e crea un campo magnetico relativo.

I punti di focalizzazione sono facilmente corrotti e preda di automatismi, per cui è necessario averne diversi e crearne dei nuovi.
Pratica 1

Immaginiamo qualcosa che vogliamo creare, descrivendola nei dettagli, usando i personaggi e gli ambienti relativi. Ciò che immaginiamo è idealmente e  semplicemente un’espressione strategica di ciò che vogliamo. Immaginare è il processo creativo decisivo, poiché consentiamo a qualcosa che vogliamo di liberarsi dalla sterilità dell’astrazione e prendere forma. Chi vuole qualcosa di astratto in realtà non vuole niente. La volontà di esprime solo quando si esercita un atto creativo. Molte persone interrogate sul loro intento rispondono: “Voglio la pace, l’amore, il benessere, la felicità, ecc.” Tutte affermazioni prive di alcun senso creativo. A tale riguardo non esiste alcuna distinzione tra chi dice “Voglio la pace, l’amore, il benessere, la felicità, ecc.” e color che dicono “Voglio il conflitto, l’odio, il malessere, il dolore, ecc.” Anzi, forse l’unica distinzione è che la seconda categoria è almeno più onesta. In effetti questa categoria è rarissima, ed io personalmente non ho mai incontrato nessuna che dice di volere l’odio. Tutti da sempre dicono che vogliono l’amore. Quindi se bastasse volere l’amore per creare l’amore questo pianeta sarebbe molto diverso, vivremmo in paradiso, perché tutti vogliono l’amore e nessuno vuole l’odio, tutti vogliono la pace, il benessere, la felicità e nessuno vuole l’opposto.

Sia i più grandi santi sia i più grandi criminali vogliono l’amore e la pace. Quindi fin tanto che siamo a livello dell’astrazione siamo nel nulla. L’atto volitivo e creativo consiste nel fornire un modello di esemplificazione dell’astrazione.

Se voglio l’amore potenzialmente sono sia un santo sia un criminale, e in effetti non voglio nulla, non sto dicendo niente, sto facendo solo propaganda, sto cercando solo di sedurre il mio interlocutore per un fine di cui magari non sono nemmeno cosciente.

Volere l’amore significa generare un’esperienza pratica di amore, creare una rappresentazione dell’amore. A questo riguardo non occorre compiere esperienze clamorose, basta il semplice uso dell’immaginazione. Solo se sono in grado di immaginare un’esperienza concreta di amore e prendermene totale responsabilità, l’amore diventa un atto creativo.

Ciò che immagino non è l’amore, bensì una rappresentazione dell’amore, che mi consente di percepirlo, di esprimerlo.

Nicolas Cage (10.7.9) Sole Capricorno, Luna Bilancia

Chiudete gli occhi e immaginate un’intera sequenza che riguarda qualcosa che volete realizzare, che rappresenta il vostro intento.

Immaginate nei dettagli, usando persone e situazioni relative.

Prendete atto delle vostre emozioni, di quello che provate immaginando ciò che volete nei dettagli, lasciando andare l’astrazione e diventando creativi.

Se non siete in grado di fare questo è perché avete paura di farlo, paura di sbagliare, di esporvi, di creare.

Per creare occorre rischiare, è necessario esporsi.

In questo caso state solo lavorando dentro di voi, in effetti non c’è nessun rischio, perché non dovere comunicare quello che succede agli altri. Tuttavia vi sono persone che hanno paura anche ad immaginare. Di conseguenza usano l’immaginazione di altri, e diventano robot totali.

Se avete difficoltà ad immaginare qualcosa, per favore non abbattetevi. Il fatto che ne siete consapevoli è un passo miliare. La maggior parte delle persone che credono di immaginare in effetti non lo stanno facendo. Invece di immaginare, esse sono immaginate. Quello che immaginano è il frutto dell’immaginazione di qualcun altro. Esse stanno immaginando la descrizione di qualcosa che qualcun altro ha creato.

Per cui avvedersi di non sapere che cosa immaginare, permanere in questo spazio di vuoto e accettarlo può essere molto potente perché può significare che vi siete liberati dall’immaginazione altrui. E che siete pronti ad accettare il vuoto che ne deriva, onde poi poter immaginare per vostra libera scelta e non come conseguenza della scelta di altri.

In tutti i modi, sia che la cosa risulti facile o meno, fate uno sforzo per immaginare qualcosa che vi piace, senza preoccuparvi se l’immaginazione sia autentica o meno. Si tratta solo di un esercizio e ciò che immaginate è strategico.

Portate poi l’attenzione alla mano destra e chiudete gli occhi. Immaginate di essere fisicamente nel contesto che state immaginando. Sentite che accanto a voi c’è la persona, cosa o situazione che volete. Tra poco la toccherete con mano.

Toccate con la mano destra, chiudendo gli occhi, una persona o cosa dell’ambiente a voi vicino. Ignorate la realtà effettiva di ciò che toccate e permettete ad essa di rappresentare ciò che volete voi. Prendete atto di quello che provate.

Dopo aver toccato, staccatevi e continuare a restare in rapporto con la mano destra. Ad un livello fisico il contatto non c’è più, tuttavia il contatto permane a livello emotivo, per cui nella mano continuate a sentire una vibrazione, la quale cesserà allorché con la mente separata concluderete che il contatto è terminato appunto perché non esiste più nel livello fisico.

Le sensazioni che abbiamo a livello fisico sono generate dalla mente, che a sua volta attiva il corpo emotivo, il quale attiva il corpo fisico. Noi continuiamo ad avere sensazioni fisiche ed emotive, ma quando non sono registrate dalla mente consapevole  esse non sono percepibili.

Se riusciamo a mantenere in vita la vibrazione della mano anche quando il contatto fisico è cessato, almeno per pochi minuti, abbiamo una chiave operativa per accedere la nostra natura multidimensionale, per mantenere attivo il corpo emotivo.

L’emozione non è creata dal corpo fisico, bensì dal corpo mentale, che esercita la scelta di provare l’emozione. Possiamo provare l’emozione anche senza il fisico. Per separare l’emozione dal corpo mentale che la genera si tratta di creare una realtà simulata con cui il corpo emotivo artificialmente si collega, rinunciando alla connessione con il corpo mentale.

Questa realtà simulata, è la realtà fisica, in cui si simula appunto la separazione. La realtà fisica simula di essere generatrice di emozioni e pensieri.

Francoise Hardy (10.7.6), Sole in Capricorno, Luna in Bilancia

Ciò che tocchiamo con la mano non è mai fisico. Dimora in un’altra dimensione ed è simulato nella realtà fisica.

La mano rispetto agli occhi, che sono pesantemente condizionati dalla simulazione, è in grado di percepire almeno in parte la dimensione effettiva ove dimora ciò che tocchiamo. La mano percepisce l’energia, e se gli occhi sono chiusi si può svincolare dal relativo condizionamento  ed entrare in rapporto con la natura più autentica del contatto in questione.

Se gli occhi non fossero programmati dal pensiero di separazione, potrebbero vedere l’energia. Questo accade raramente e onde evitate l’interferenza del campo visivo possiamo usare le mani, e chiudere gli occhi.

Gli occhi vedono solo il corpo simulato, laddove le mani sentono l’energia che anima il corpo simulato. L’elemento chiave è la vibrazione nelle mani e nel corpo.

Nella ricerca del contatto fisico ciò che mi motiva non è il contatto fisico con una data persona, bensì il contatto con una data energia che può essere rappresentata da grandi quantità di persone.

Laddove gli occhi riconoscono solo le persone simulate e hanno difficoltà a individuare l’energia, le mani recepiscono più facilmente l’energia.

Gli occhi sono depistanti nella maggior parte dei casi e hanno valore solo se opero nella realtà simulata.

E’ molto più facile trovare un corpo emotivo invece che un corpo fisico.

Il corpo fisico è una simulazione di un’energia circoscritta nel tempo e nello spazio.

Per contattare un dato corpo fisico è necessario che il mio corpo e l’altro corpo si trovino nello stesso spazio e tempo. Un corpo emotivo è invece sempre disponibile e per essere contattato necessita di un atto di scelta esercitato dal corpo mentale.

Se è il corpo fisico a dominare il corpo emotivo, le circostanze dell’incontro saranno solo ed esclusivamente fisiche. Per esempio, si tratta di incontrare Luigi in quel luogo e ad una data ora. Se l’incontro non ha luogo anche l’emozione non avrà luogo.

Se è il corpo mentale a dominare il corpo emotivo, l’incontro avverrà sul piano emotivo direttamente e la realtà fisica si adatterà di conseguenza. In questo tipo di incontro l’obiettivo non è incontrare il corpo fisico simulato di Luigi, bensì l’essenza di Luigi, che per sua natura è mobile. Questo significa che la posso contattare attraverso Luigi, ma anche tramite Paolo, Filippo, Maria, un albero, un cane, ecc.

Nel lavoro di pronto soccorso multidimensionale ogni volta che proviamo un’emozione discriminiamo tra la forma fisica e quella multidimensionale.

Le forme fisiche con cui ci rapportiamo sono simulazione di quarta dimensione. La loro natura è provvisoria. Questo vuol dire che oggi possono veicolare una data energia, mentre domani possono canalizzarne un’altra.

Quando proviamo emozioni forti ciò è un segno che il nostro corpo emotivo, multidimensionale, si è attivato. C’è la possibilità di un suo risveglio nella misura in cui lo svincoliamo dalla dominanza fisica.

Con l’incontro fisico, dal quale siamo condizionati, accendiamo un fuoco, che poi si tratta di mantenere acceso, conservandone l’energia anche quando non c’è più il contatto fisico.

Più modi troviamo per accendere il corpo multidimensionale e più opportunità abbiamo di sopravvivere multidimensionalmente.

Più vincoliamo le nostre emozioni, il nostro fuoco, alla presenza di determinate persone o situazioni fisiche, più indeboliamo il corpo multidimensionale.

Qualunque forma fisica può rappresentare una forma emozionale.

Siamo noi stessi che attiviamo il corpo emotivo, tuttavia rinunciamo a tale potere e o deleghiamo al corpo fisico, che paradossalmente è stato prodotto dal corpo emotivo e dal pensiero di separazione. Si genera quindi un circolo vizioso senza possibilità di uscita a meno che non scelga di sconvolgere l’inteso senso si marcia, a meno che non esca dalla simulazione.

La mente separata che identifica il corpo emozionale con quello fisico non ci consente di riconoscere questa  vibrazione e sensazione di quarta dimensione.

La vera eccitazione nasce nel pensiero, il livello mentale, la quinta dimensione.

Non siamo attratti dal pezzo di carne di una persona, ma dall’energia che sottende la persona.

Emozioni forti attivano il corpo multidimensionale in maniera istantanea, accendono il fuoco. L’emozione è il fiammifero. Ci sono diversi modi per accendere un fiammifero. Il fiammifero non va confuso con il fuoco. Se ci focalizziamo sul fiammifero tutto svanisce subito. Si tratta di essere coscienti di che cosa il fiammifero accende.

Per un pugno di dollari di Sergio Leone (10.7.7) Sole in Capricorno, Luna e Ascendente in Bilancia.

Più modi troviamo di accendere il fiammifero e mantenere in vita il fuoco, senza tuttavia creare troppo fumo, più il nostro corpo multidimensionale si mantiene attivo.
Pratica di manutenzione:

Con la mano destra ci colleghiamo con l’Intento. Poniamo tutta la parte del corpo destro in allineamento con l’Intento, quello 1C1, l’Intento di luce, consapevole. La parte destra del corpo rappresenta le nostre emozioni e pensieri di destra. E’ in relazione con qualcosa che abbiamo scelto volontariamente.

Con la mano sinistra ci rapportiamo con il Rilascio. Poniamo tutta la parte del corpo sinistro in allineamento con il Rilascio, con 1C2, l’intento d’ombra, quello inconsapevole. La parte sinistra del corpo rappresenta le nostre emozioni e pensieri di sinistra.

La mano sinistra rappresenta tutto ciò che è escluso dalla mano destra, quello che non sappiamo di volere, intenti proibiti e censurati dalla destra.

La mano sinistra ci offre sovente la visione di ciò che vogliamo realmente, mentre la destra è in molti casi contaminata dai condizionamenti.

L’unione di queste due parti inizia attraverso la liberazione ed accettazione dell’intento in tutti i suoi aspetti, destri e sinistri.

Si tratta di dare spazio alle parti senza che ci sia l’interferenza di una parte sull’altra.

Dobbiamo accettare i mostri che scaturiscono da entrambe le parti.

Identifichiamo ciò che odiamo in noi stessi e negli altri

Quando lo intravediamo lasciamo che la mano sinistra lo rappresenti.

Nella sinistra ci sono cose che vogliamo ma che non possiamo fare perché sono proibite o perché sono totalmente inconsce.

La mano sinistra per esprimersi vuole assicurarsi che ci sia un assenza di giudizio, priva di condanna da parte della mano destra.

L’espansione di coscienza è il risultato di cose che accadono sul fisico. Ci sono tanti tocchi che aprono connessioni e che poi le negano e lasciano cicatrici.

Quando c’è passione i corpi di diverse dimensioni si allineano potentemente.

Il corpo emotivo riceve energia o dal corpo fisico o dal corpo mentale.

Se il corpo emotivo si collega con il corpo mentale sopravvive dopo la morte fisica.

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