Guarire le relazioni: la mente è libera (parte tre)

horses webLa principale caratteristica delle culture sciamaniche e delle antiche culture centrate sui valori della Terra consiste nel fatto che non credevano in una mente individuale e neppure nella morte come noi la concepiamo.  Non si preoccupavano di morire. Per loro la morte non costituiva un evento drammatico perché credevano che quando qualcuno moriva la sua forma fisica si sarebbe trasformata in un’altra, e poiché non esistevano gerarchie riguardo alle forme fisiche e gli uomini non erano considerati al più alto livello, erano ben felici di trasformarsi in un uccello, un albero o una pietra.

La consapevolezza che la mente è libera e non intrappolata in un corpo umano separato è la comprensione più ovvia semplicemente osserviamo la nostra esperienza personale della mente stessa.  Quando parlo o scrivo, mi relaziono con te, e comunico le mie idee e i miei sentimenti senza la necessità di un corpo fisico. Mentre tu leggi questo articolo, che contiene i miei pensieri, ricevi tutte queste informazioni senza guardarmi o toccarmi. Naturalmente, se tu hai visto il mio corpo fisico almeno una volta, puoi pensarmi come un corpo, mentre leggi queste righe, sebbene questa identificazione di me come un corpo accade nella tua mente, è una tua attività mentale.

Tu puoi anche leggere articoli, lettere o libri scritti molto tempo fa da gente che non hai mai incontrato o visto, e nonostante ciò ricevere idee e sensazioni senza usare il corpo come riferimento. Immagini, musica, suoni, film e discorsi ancora continuano a fornire informazioni anche quando i loro autori e attori non sono più vivi. Riguardo a ciò esiste un’incalcolabile quantità di idee, pensieri ed emozioni che continua a influenzare le nostre menti pur venendo da persone con le quali non ci relazioniamo attraverso un corpo.

La mente non ha bisogno del corpo per comunicare e creare relazioni. Anche quando usa il corpo, ciò che percepisce del corpo accade solo a livello della mente. Noi diamo per scontato che la forma fisica di chi vediamo davanti a noi è colui che ci parla e ci ascolta; ma è una supposizione arbitraria e solamente ciò che abbiamo deciso di credere. Con la nostra mente noi possiamo credere a qualsiasi cosa decidiamo, poco importa se falsa o irreale.

La cosa peggiore che può accadere è confondere ciò che si crede con la realtà. Allora non c’è scelta e tutta la libertà è perduta.  Allora una convinzione diventa la nostra realtà e noi restiamo bloccati in essa finchè diventiamo consapevoli che è solo un’idea, una costruzione mentale. E allora possiamo decidere di credere diversamente, scegliendo ciò che è credibile secondo la nostra diretta esperienza, ciò che veramente porta beneficio a noi e al mondo.  E tutto questo processo avviene a livello della mente, attraverso ciò che pensiamo.

“Ogni tuo pensiero costruisce un segmento del mondo che vedi. È quindi con i tuoi pensieri che devi lavorare per cambiare la tua percezione del mondo” (ACIM, W23.1:4-5)

Qualunque cosa pensiamo produce un effetto nel mondo e in tutte le nostre relazioni, conosciute e sconosciute. La mente non è vittima del corpo. In contrasto, è l’ego mente che crea il corpo che noi vediamo, strappandolo dalla unità collettiva della Terra, costringendolo a vivere nella paura e nell’isolamento e condannandolo ad una morte preordinata. Noi possiamo credere che questo sia il motivo e che noi siamo vittime di un mondo nel quale abbiamo deciso di credere.

“Non ha senso lamentarsi del mondo. Non ha senso cercare di cambiare il mondo. Esso è incapace di cambiare perché è soltanto un effetto, Ma ha invece molto senso modificare i tuoi pensieri sul mondo. Qui cambi la causa. L’effetto cambierà automaticamente,” (ACIM, W23.2:2-6)

Quando due individui s’incontrano, c’è prima di tutto l’incontro di due menti che apparentemente usano il corpo per comunicare, mentre la comunicazione avviene effettivamente al livello dei loro pensieri, conscio o inconscio. Nel nostro mondo separato la realtà è definita dalle forme fisiche separate che noi vediamo con i nostri occhi, che alla fine sono la rappresentazione pittorica di pensieri di attacco, paura e morte, “Ci si può ben chiedere se questo possa mai essere chiamato vedere. Non è forse più adatta la parola fantasia per questo processo, ed allucinazione un  termine più appropriato per il suo risultato?” (ACIM, W23.3:3-4)

(per la quarta parte di questo articolo clicca qui)

© Franco Santoro

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