Imbolc

Questo periodo dell’anno rappresenta il picco dell’inverno, l’apice del silenzio e del vuoto creativo di questa stagione, poco prima dell’emergente pienezza e verbosità primaverile. La primavera apporta una grandiosa propulsione energetica che può promuovere sia opere di profonda guarigione e bellezza sia la tediosa ripetizione delle miserie della nostra percezione separata.

I mesi invernali possono essere un periodo di acuta riflessione e messa in discussione delle nostre reali motivazioni creative, di quel che ci spinge a manifestare ogni sorta di cose nella vita. Siamo spinti a fare, agire, creare e metterci in evidenza o meno solo per il semplice istinto di imitazione scimmiottesca che ci sospinge ad aggiungere qualcosa di nostro alla miseria di questo mondo? Siamo motivati solo dal terrore di estinzione della nostra esistenza robotica e dagli impulsi di sopravvivenza epidemica della nostra specie?

Questo tempo dell’anno, che precede la frenesia lunatica di manifestazione primaverile, è vitale per purificarci di quei tratti che ci mantengono inconsci e intontiti, attivando una provocante vigilanza acquariana e mettendo in discussione tenacemente qualunque cosa è data per scontata su ciò che facciamo o ci è chiesto di fare. È il malessere di questo mondo dovuto alle azioni nefaste di una minoranza di tiranni e cospiratori? Oppure è la conseguenza di ciò tutti continuiamo a fare ritenendolo senza riserve come il corso di azione più elevato?

Questio è un periodo più di domande che di risposte. Ciò comporta sospendere la ricerca spasmodica di risposte e soffermarsi sul silenzio che segue la formulazione di domande decisive. Sono queste domande che siamo invitati a enunciare strenuamente. Si tratta di interrogazioni che forse non abbiamo mai osato, e neppure pensato, di fare. Sono quesiti indicibili e negati, purgati dalla mente ordinaria e relegati in celle di isolamento, dense di terrore e vergogna.

È solo mediante il risveglio risoluto e incontaminato della nostra mente indagatrice che il seme dell’essenza di chi siamo veramente può espandersi.

Questi mesi invernali fanno parte di un processo di trasformazione piuttosto che di soppressione e sradicamento. Essi comportano essere onesti riguardo i nostri limiti e rancori, senza scoraggiarci per i loro modi ripetitivi. Qui occorre riconoscere che la perseveranza è un attributo essenziale sul cammino di guarigione, e che tutti i rancori sono espressioni distorte di qualità radianti. Indi, invece di divenire frustrati o abbattersi con sensi di colpa ogni volta che vi sono situazioni oscure o fallimenti, l’invito è scoprire quali tipi di valori luminosi essi deformano e celano. La domanda è: come posso trasformare le mie debolezze in potere di guarigione?

I primi giorni di febbraio sono associati con la purificazione e con la festività di Imbolc e la divinità celtica Brigit, che secondo la tradizione scozzese, alla vigilia della primavera, era preposta al rilascio della divinità invernale dalla faccia blu. Quest’ultima divinità è in relazione con la soffocante routine dei nostri luoghi comuni e paure, che rischiano di essere riciclate nel prossimo processo creativo primaverile, a meno che non decidiamo di rilasciarle.

In questi ultimi due mesi invernali tengo diversi eventi intesi a incoraggiare il silenzio interiore, quello spazio da cui emerge l’essenza delle risposte che contano, il sentiero primario che sprigiona la matrice della conoscenza. Alcuni eventi della mia vita mi hanno portato a fare tesoro della quiete invernale, dell’ammutinamento esistenziale di questa stagione benedetta, della sua resa incondizionata alla centralità dell’essere e al desiderio di conoscerlo, di riscoprirlo, di dargli spazio. Di conseguenza i prossimi seminari sono per me un invito a rinsaldare questa chiamata, a spingersi oltre le frontiere dei luoghi comuni, per ricamare uno spazio in cui il risveglio può accadere, senza frastuoni e clamori, eppure con grande potere e vitalità.

Franco Santoro

 

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