Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 3)

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario 1, parte 3, 14-15 gennaio 2012 (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Tutto quello che comunichiamo in questo corso e nei relativi appunti ha una natura strategica.

Ciò che dico potrebbe essere detto in tanti altri modi.
È un modo per trasmettere un’esperienza.

Quello che conta è la verità dell’esperienza, la sua autenticità e non il linguaggio che la descrive.

Un’esperienza è sempre autentica, laddove il linguaggio che la descrive è sempre falso.

Il linguaggio è una mappa che descrive il territorio in cui può aver luogo un’esperienza. Si possono creare diverse mappe per uno stesso luogo, in piccola o grande scala, accurate o inesatte. Tuttavia nessuna mappa è in grado di descrivere il tipo di esperienza che esiste nel territorio che ritrae.

Il territorio potrebbe essere cambiato radicalmente o non esistere più, laddove la mappa, a meno che non sia andata perduta, continua ad esistere.

Inoltre è anche possibile creare mappe di terre che non ci sono affatto, frutto dell’immaginazione di un individuo.

Quindi una mappa, il linguaggio e la descrizione relativa può riguardare qualcosa che esiste, non esiste più o non è mai esistito.

La mappa della terra, della nostra realtà separata, come quella della figura tratta dagli studi di Tycho Brahé (10.6.11) è la descrizione di un luogo che è esistito prima del 21 dicembre 2012 o che potrebbe non essere mai esistito.

Comunque siano le cose, una mappa, una descrizione tramite il linguaggio, è sempre falsa rispetto all’esperienza che descrive.

Secondo tale prospettiva non ha quindi senso comunicare un’esperienza mediante il linguaggio, poiché esso è inevitabilmente falso.

Tuttavia la menzogna del linguaggio può talvolta facilitare il conseguimento dell’esperienza, a condizione che ne garantisca totale autonomia e libertà.

Minore è il numero di possibilità di comunicazione e descrizione di una data esperienza, minore è la sua libertà.

Quando le possibilità di descrizione di un’esperienza sono minime o rigidamente controllate, allorché vi sono descrizioni ammesse e descrizioni proibite, ecco che l’esperienza viene meno, fino ad esaurirsi completamente.

Quando l’esperienza è libera, le descrizioni dell’esperienza si rinnovano in continuazione.

Quando l’esperienza è bloccata, esiste una sola descrizione, laddove tutte le altre descrizioni possibili sono represse, rimosse, proibite o limitate.

L’uomo allora non fa più esperienza, non vive più, diventa un replicante di una descrizione all’interno di una realtà fondata sul controllo della descrizione, che è appunto la caratteristica della realtà separata umana.

La sua esperienza non ha alcun valore, quello che conta è la sua capacità di conformarsi alla descrizione dell’esperienza fornita dalla realtà in cui vive.

Per esempio, la felicità e l’amore sono esperienze dirette. Quando gli individui sono liberi di fare esperienza della felicità e dell’amore, ne possono fornire descrizioni infinite.

Se invece manca questa libertà, è concesso replicare solo la descrizione arbitraria della felicità e dell’amore fornita dalla realtà che ha creato la descrizione stessa. Gli individui si conformano a tale descrizione riguardo la felicità e l’amore, non importa se questa corrisponda o meno alla loro esperienza di felicità e amore.

Se, per esempio, la descrizione arbitraria di felicità per una donna è quella di trovare un uomo, sposarsi, fare dei figli e mettere su una famiglia, si tratta di replicare questa descrizione. Il fatto che la donna in questione sia effettivamente felice o meno, è irrilevante. La sua felicità dipende dal fatto di essere in grado di corrispondere alla descrizione arbitraria della felicità fornita dalla realtà consensuale in cui vive.

Accanto alla descrizione primaria, ne esiste sempre una secondaria o alternativa, che consente di coprire la descrizione dell’esperienza della ribellione verso la descrizione primaria.

Steven Hawking (10.6) con il suo robot scheletro

Una realtà separata consiste sempre in due descrizioni parallele, in antitesi l’una con l’altra, in modo che sia la conformità alla descrizione così detta ufficiale sia la descrizione corrispondente alla ribellione verso l’ufficialità siano scorporate dall’esperienza diretta.

Di tanto in tanto avviene un’alternanza tra la descrizione primaria e quella secondaria, e questo si riflette nei cambiamenti a livello sociale, politico o religioso, che si verificano nel corso degli anni, secoli e millenni.

Vi sono replicanti di descrizioni primarie e replicanti di descrizioni secondarie, tutti parte dello stesso sistema, dissociato dall’esperienza diretta e fondato sull’automatismo.

In effetti la risposta ad una descrizione primaria è la conseguenza di una reazione verso una descrizione secondaria, e vice versa. Un impulso elettronico positivo è il risultato di una risposta ad un impulso elettronico negativo, e vice versa.

Questo è quello che accade nella Configurazione Umana Arbitraria.

In vero tale configurazione è una realtà elettronica simulata, fondata su impulsi elettronici positivi e negativi, cui gli esseri umani rispondono incessantemente fino a quando i loro circuiti non entrano in avaria e necessitano essere rimossi e riciclati.

Sebbene tutti vogliano essere felici e amare, la maggior parte degli individui non è affatto interessata all’esperienza della felicità e dell’amore. Vuole esclusivamente soddisfare la descrizione con cui è stato programmato riguardo l’esperienza di felicità e amore.

Poiché tutti sembrano volere soddisfare la stessa descrizione, che come abbiamo visto si articola in due varianti, primaria e secondaria, positiva e negativa, onde essere felici e amare, ne consegue che l’amore e la felicità diventano tali descrizioni, ovvero impulsi elettronici programmati.

L’esperienza sparisce e l’uomo si trasforma in un robot, un automa che segue delle istruzioni fornite mediante un linguaggio. Questa è la realtà dell’essere umano che vive nella realtà separata.

Il linguaggio umano è per sua natura separante, non rende possibile l’esternazione dell’esperienza e della verità che la sottende.

Poiché è rimasto solo il linguaggio e l’esperienza è stata persa, si tratta di usare il linguaggio per recuperare l’esperienza. Una volta recuperata l’esperienza è necessario poi discriminare tra linguaggio ed esperienza, senza permettere nuovamente al linguaggio di prevalere.

Questo succede allorché il linguaggio è di proposito finalizzato a distinguere tra esperienza e descrizione, quando il linguaggio invece di operare per programmare automi replicanti, si adopera per deprogrammarli.

Quando questa è l’intenzione, allora il linguaggio non si sostituisce più all’esperienza e svolge una natura essenzialmente strategica.

Le descrizioni che esso fornisce ben lungi dal sostituirsi all’esperienza la promuovono.

Per questo motivo nel linguaggio finalizzato a facilitare l’esperienza, sono fornite tante descrizioni, sovente strategicamente in contraddizione.

Si tratta di svincolare l’uomo dal suo asservimento automatizzato alla descrizione, fornendo tante descrizioni della stessa esperienza. Questo inevitabilmente causa confusione e risulta incompatibile per la natura replicante umana, abituata a rispondere ciecamente agli impulsi elettronici del linguaggio. Di conseguenza la maggior parte dei replicanti non è in grado di percepire descrizioni alternative o le rimuove rapidamente e continua a rispondere agli impulsi elettronici primari o secondari.

Il linguaggio non può comunicare la verità, ma può fornire tante versioni della verità, legittimandole tutte e invitando a promuovere ulteriori descrizioni, consentendo all’esperienza di descrivere, e non alla descrizione di prescrivere l’esperienza.

Nella realtà separata la descrizione è assoluta. Nella realtà multidimensionale la descrizione è strategica e accessoria.

Quello che è importante è l’integrità di ciò che viene espresso mediante il linguaggio.

Esistono diversi linguaggi e possibilità di descrizione. Laddove una descrizione vale l’altra, ogni linguaggio e descrizione possiede la sua integrità e le sue regole.

A tale riguardo è fondamentale essere consapevoli che fin tanto ci troviamo sul piano della comunicazione umana non è possibile uscire dalla sfera del linguaggio e della descrizione. Si tratta quindi di comprendere il funzionamento di diversi linguaggi e descrizioni e apprendere ad applicarli per sostenere l’esperienza dirette che decidiamo di conseguire, ossia l’Intento.

Quando lavoriamo con il multidimensionale troviamo moltissimi linguaggi e descrizioni, quello che tuttavia rimane immutabile è l’Intento, la meta del viaggio.

Se confondo la descrizione dell’Intento con l’Intento stesso, ecco che ritorno nel mio ruolo di replicante e mi dissocio nuovamente dall’esperienza.

Se confondo il cartello indicatore di un ristorante con il ristorante stesso, non mangerò mai.

Il linguaggio che uso in questo contesto è inteso a creare uno stato di emergenza, ecco perché usiamo il termine pronto soccorso multidimensionale.

Tale emergenza è in effetti per moltissimi versi giustificata in quanto come esseri umani abbiamo le ore contate.

Il corpo fisico ha una data di scadenza inevitabile. A differenza delle medicine o deglialimenti, che hanno una data di scadenza prestabilita, il corpo umano può scadere da un momento all’altro.

La maggior parte degli esseri umani, presi completamente dagli impulsi elettronici delle descrizioni primarie e secondarie, vive incurante su come procedere alla data di scadenza del suo corpo fisico, in quanto tali descrizioni non contemplano istruzioni su come operare a riguardo.

The Addams Family by Charles Addams (10.6.2)

Ne consegue che le descrizioni entrano temporaneamente in crisi allorché si verificano situazioni di emergenza. Da qui l’importanza degli stati di emergenza, quelli che consentono appunto l’emergenza dell’esperienza al di là della descrizione dell’esperienza.

L’emergenza, ben lungi dall’essere un fatto eccezionale, avviene costantemente. Gli esseri umani muoiono e nascono in continuazione, ma poiché la Configurazione Umana Arbitraria è incompatibile con l’esperienza dell’emergenza, non ne fornisce alcuna descrizione e di conseguenza l’esperienza non esiste.

Ognuno di noi cerca di evitare le emergenze, di modo che le descrizioni della vita arbitraria possano continuare, pur sapendo che l’emergenza è inevitabile.

Affrontare l’emergenza significa prendere atto che il corpo fisico ha una fine, e che secondo una prospettiva multidimensionale è già finito, è già morto.

La terza dimensione, quella del corpo fisico, non contempla il movimento nel tempo se non in maniera lineare e controllata, sulla base di una descrizione fissa, fornita attraverso il linguaggio che misura il tempo, quello dell’orologio e dei calendari.

Nella quarta dimensione e nelle dimensioni ad essa superiori è possibile muoversi liberamente nel tempo, ovvero il tempo è un’esperienza diretta e non una descrizione.

Quando una persona dice di avere per esempio 60 anni, sta fornendo una misurazione o descrizione del tempo, non un’esperienza. Poiché la descrizione determina l’esperienza, un individuo che ha 60 anni si comporterà conformemente alla descrizione di quell’età, indipendentemente dalla sua effettiva esperienza, che è del tutto irrilevante in un contesto in cui la descrizione determina l’esperienza.

In quarta dimensione quello che prevale è invece l’esperienza emozionale, laddove nella quinta domina l’esperienza mentale. Sia l’esperienza emozionale sia quella mentale sono indipendenti dal tempo e dalla sua descrizione.
Un individuo di 60 anni può avere le stesse emozioni e pensieri di un individuo di 20 anni, ma non la stessa descrizione fisica, e poiché la descrizione fisica prevale sia le emozioni sia i pensieri ne saranno dominati.
Poco importa se continuiamo a negare l’emergenza e la morte, o se invece la prendiamo in considerazione e ci prepariamo per essa, finché continuiamo a percepire la vita in maniera tridimensionale, ovvero lungo un percorso lineare e cronologico che parte dalla nascita e finisce con la morte, rimarremo sempre in terza dimensione, anche quando la vita cessa.
Da una prospettiva multidimensionale noi siamo già morti e seppelliti da sempre. Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione, o meglio uno scheletro.

La vita è una danza macabra.

Il nostro corpo multidimensionale non si attiverà mai fin tanto che ci identifichiamo con il tempo lineare e cronologico, finché continuiamo a contare gli anni e a ripeterci che abbiamo 30, 40 o 60 anni.

Ogni volta che ci identifichiamo con la nostra età, diamo un colpo di mannaia ai collegamenti che abbiamo con il corpo multidimensionale.

Tutti i momenti di estasi, risveglio, di esperienza diretta con l’esistenza, si dissolvono, vengono cestinati, rimossi, in un attimo, solo con l’atto di guardarci allo specchio, pensando “sto invecchiando”, “c’è una ruga nuova”, “ci sono meno capelli” oppure guardando gli altri e facendo confronti “ho 53 anni, mentre lei ne ha 47, sei anni di differenza…”

Questi pensieri sono entità predatrici, parassiti che ci stanno addosso succhiandoci, appunto perché abbiamo scelto di trattenerle, di alimentarle con la nostra attenzione costantemente. In vero, desiderano essere liberate, e ritornare alla loro terra originaria, da cui li abbiamo esiliate.

Smettiamola di contare gli anni, di vedere la vita in funzione di un itinerario cronologico dalla nascita alla morte.

La realtà, vera e cruda, è che multidimensionalmente i nostri corpi fisici sono già morti da sempre.

Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione. Siamo un insieme di pezzi di cadaveri trafugati da cimiteri e ricuciti insieme, con bulloni collegati a circuiti elettrici, proprio come la creatura del dottor Victor Frankestein, qui sotto impersonato da Colin Clive (10.6).

Il CUA è una danza macabra.

Non possiamo accedere al corpo multidimensionale se non siamo in grado di accettare che siamo già morti fisicamente, e che non siamo il cadavere ambulante cui prestiamo così tanta attenzione. Lo stesso si applica alle persone che conosciamo.

Accettando già da ora la nostra morte, cessando di contare gli anni, apriamo il portale del nostro vero corpo e le ossa trovano la loro dignità, lasciamo andare la larva e iniziamo a volare.

Se la casa in cui mi trovo brucia, il piano di emergenza consiste nell’uscire il più presto possibile dalla casa. Se non sono in grado di concepire e riconoscere alcun’altra realtà al di fuori di quella casa, allora brucerò. Comunque vadano le cose uscirò tuttavia dalla casa. Posso uscirci consapevolmente, prendendo la decisione di uscire e installandomi in una casa alternativa, oppure posso uscire inconsapevolmente, rimanendo nella casa che brucia e bruciando con essa fino a quando non rimane più nulla. In quest’ultima istanza uscirò alla fine dalla casa, ma siccome non sono in grado di concepire nessun’altra realtà all’infuori di quella casa, continuerò a credere di viverci anche quando la casa non c’è più.

In altre parole, gli esseri umani sono già morti da tempo, ma siccome essi seguitano a negare qualunque altra realtà al di fuori di quella in cui hanno vissuto, allora vi ci continuano a vivere come morti viventi.

Risvegliare la propria natura multidimensionale significa in primo luogo rendersi conto che il mondo in cui abbiamo sempre creduto di vivere non esiste proprio. Forse esisteva un tempo, ma ora non c’è più. Poi, sulla base del radicamento di questa consapevolezza, che può procedere solo tramite l’esperienza diretta, si tratta di agire di conseguenza e, come dice Mika “say goodbye to the world you thought you lived in”.

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