IL MEDIATORE LIMINALE Multidimensionalità, simbolismo analogico e mutaforma nel lavoro di Franco Santoro

Viviamo in un tempo che chiede continuamente coerenza formale, identità stabili e definizioni immediate. Il linguaggio tende rapidamente a trasformarsi in appartenenza; l’esperienza viene classificata; il simbolo ricondotto a interpretazioni già pronte. In questo clima, ciò che si muove tra categorie differenti viene facilmente percepito come ambiguo, incoerente o sospetto. Eppure gran parte dell’esperienza umana più profonda emerge proprio in spazi di transizione, zone di attraversamento e in territori interiori dove qualcosa si trasforma senza appartenere ancora completamente a una nuova forma.
L’antropologo scozzese Victor Turner, studiando i rituali di passaggio nelle società tradizionali, utilizzò il termine “liminale” per indicare quella fase intermedia in cui l’identità ordinaria viene sospesa. Non si appartiene più interamente alla condizione precedente, ma non si è ancora stabilizzati in quella successiva. Turner comprese che proprio queste zone di soglia possiedono spesso una straordinaria intensità simbolica e trasformativa. Col tempo il termine ha assunto un significato molto più ampio, fino a descrivere non soltanto rituali specifici, ma una vera e propria modalità dell’esperienza umana.
Esistono infatti persone che vivono naturalmente in una condizione liminale e attraversano linguaggi, culture e sistemi simbolici differenti senza identificarsi totalmente con uno solo di essi. Non necessariamente per indecisione o relativismo, ma perché percepiscono simultaneamente livelli molteplici della realtà. In certi casi questa sensibilità produce disorientamento; in altri genera una particolare capacità di mediazione, traduzione e attraversamento.
Nel corso degli anni il lavoro di Franco Santoro (FS) è stato associato ai termini astrologia e sciamanesimo, riuniti fin dall’inizio nell’espressione “astrosciamanesimo”, da lui stesso coniata e utilizzata pubblicamente per lungo tempo. In seguito tali definizioni furono progressivamente abbandonate, poiché tendevano a produrre reazioni automatiche, interpretazioni pregiudiziali e caricature culturali che finivano per oscurare il nucleo reale della ricerca. Dopo molti anni, tuttavia, risultava ormai difficile separare completamente quel linguaggio dalla figura stessa di FS, tanto che ancora oggi tali associazioni continuano a riemergere nei motori di ricerca e negli archivi mediatici.
Nonostante questo distanziamento terminologico, numerosi elementi centrali di quel lavoro continuano a mantenere una forte coerenza interna e a essere riconosciuti da molte persone. Fra questi: la multidimensionalità dell’identità umana, il simbolismo analogico, la possibilità di operare simultaneamente su differenti livelli percettivi e la presenza di molteplici “binari” dell’esperienza all’interno della coscienza individuale e collettiva. Allo stesso tempo, data la natura profondamente liminale e mutaforme del suo percorso, FS può esprimersi attraverso linguaggi molto differenti tra loro. Questa oscillazione non appartiene soltanto a una strategia comunicativa, ma costituisce parte integrante della struttura esperienziale da cui tale ricerca è emersa.
Questo scritto nasce anche da questa tensione. Non per rappresentare una nuova appartenenza spirituale, ma come spazio curatoriale dedicato alla conservazione, rilettura e trasmissione di una ricerca sviluppata attraverso linguaggi differenti e fasi molto distanti tra loro. La mia funzione non consiste nel trasformare il percorso di FS in una dottrina coerente e immutabile, ma nel mantenerne leggibile la struttura profonda anche attraverso trasformazioni, contraddizioni apparenti e continui attraversamenti.
Per questa ragione Arbor Lucis considera la liminalità non come teoria astratta, ma come concreta condizione dell’esperienza umana. Alcune figure vivono naturalmente nei territori di soglia: attraversano sistemi simbolici differenti, modificano linguaggi, mutano assetto percettivo, imparano a leggere la realtà simultaneamente su più livelli. In molte tradizioni tali figure sono state associate al pellegrino, al visionario, al mutaforma e a ciò che definiamo mediatore liminale: una presenza capace di attraversare mondi differenti senza ridurre l’esperienza a un solo codice interpretativo.
Anche il concetto di shapeshifting, presente in numerose culture tradizionali, può essere letto in questa prospettiva. Non necessariamente come elemento fantastico o spettacolare, ma come esperienza di mutazione identitaria, simbolica e percettiva. Ogni essere umano attraversa continuamente trasformazioni di ruolo, linguaggio e percezione. Alcune persone vivono tali passaggi con particolare intensità, sviluppando una sensibilità liminale che rende difficile abitare strutture completamente chiuse.
È forse anche per questo che immagini come il ponte, il deserto, il pellegrinaggio, il labirinto, la foresta o la porta continuano a riapparire in culture molto lontane tra loro. Non descrivono soltanto luoghi esteriori, ma stati interiori, mutazioni della coscienza, momenti nei quali il vecchio linguaggio non riesce più a contenere ciò che sta emergendo.
In un’epoca dominata da identità sempre più polarizzate, il pensiero liminale non intende abolire le differenze né confondere tutto indistintamente. Cerca piuttosto di comprendere come linguaggi differenti possano essere attraversati senza venire immediatamente ridotti a un’unica forma stabile.
È in questo spazio di soglia che collochiamo il nostro lavoro. Oltre alla dimensione editoriale e curatoriale, il progetto intende creare uno spazio esperienziale dedicato all’esplorazione concreta di questi temi attraverso consultazioni individuali, incontri, percorsi simbolici e momenti di ricerca condivisa. Il punto di partenza non consiste nell’adozione di un sistema prefissato, ma nell’ascolto della persona, del linguaggio attraverso cui cerca di esprimersi e delle forme simboliche che emergono lungo il percorso.
Quando possibile e compatibilmente con il percorso attuale di FS, tali attività possono essere svolte da lui o da persone associate al suo lavoro e ricerca. Accanto a questo continuerà anche il lavoro di raccolta, rilettura e pubblicazione di materiali sviluppati nel corso degli anni, compresi testi appartenenti a fasi molto differenti del percorso di FS.
Chi riconosce una risonanza con questi temi può entrare in contatto con Arbor Lucis scrivendo a: info@institutum.org

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